Fumata bianca a Palazzo Chigi: trovato accordo sulla prescrizione. Esultano Di Maio e Salvini

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Fumata bianca a Palazzo Chigi: dopo un confronto di circa un’ora tra il Premier Giuseppe Conte, il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e i Vice Premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, è stato finalmente sciolto il nodo della prescrizione che stava mettendo a dura prova il Governo gialloverde. L’intesa è stata raggiunta: il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna che di assoluzione, è stato inserito nel Ddl anticorruzione ma entrerà in vigore nel gennaio 2020 quando sarà approvata la riforma del processo penale. A commentare l’esito del confronto il Capo politico del Movimento Cinque Stelle, Di Maio: “Basta impuniti, processi brevi e tempi certi. La norma sulla prescrizione sarà nel Disegno di Legge Anticorruzione ed entro l’anno prossimo faremo anche una riforma del processo penale. Finalmente le cose cambiano davvero”. Anche il Ministro Giulia Bongiorno, al termine del vertice di Palazzo Chigi, ha espresso parere positivo sull’accordo: “Ci sarà una legge delega che entro il dicembre 2019 stabilirà tempi certi per la durata dei processi; non c’è chi ha perso o chi ha vinto ma piena sintonia. Abbiamo sempre chiesto un collegamento tra prescrizione e durata certa dei processi, e così è”.

Soddisfazione anche per Matteo Salvini che, all’uscita dal summit, ha confermato l’accordo trovato dalla maggioranza ma solo con tempi certi per la conclusione dei processi: “La mediazione è stata positiva, accordo trovato in mezz’ora. Voglio tempi brevi per i processi, in galera i colpevoli e in libertà gli innocenti. La legge delega che scadrà a dicembre 2019 sarà all’esame del Senato la prossima settimana”. L’accordo non soddisfa invece Enrico Costa, deputato e responsabile del Dipartimento Giustizia di Forza Italia: “Eravamo fiduciosi che la Lega, nel rispetto dei principi del programma di centro-destra, bloccasse l’omicidio del codice penale. Le loro dichiarazioni andavano nella direzione giusta ma oggi registriamo un clamoroso retrofront”. Nel corso dei lavori della Commissione Affari Costituzionali e Giustizia della Camera è stata sfiorata anche la rissa tenuta a bada solo grazie l’intervento di alcuni commessi. A scatenare il tutto, a detta di un deputato del Partito Democratico, il mancato annuncio della votazione e l’assenza di chiarimenti circa l’oggetto della deliberazione; motivo per il quale è stato chiesto l’annullamento del voto.

Dario Caputo

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