Inchiesta-bis sul crematorio Scende in campo la Finanza

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Si apre un secondo fronte d’ indagine sulla vicenda del tempio crematorio di Biella. Ad occuparsene è la Guardia di finanza, che esaminerà a fondo tutta la documentazione contabile della gestione Socrebi e tutte le possibili implicazioni che gli abusi su cui sta indagando la Procura possono aver avuto anche a livello economico. L’ indagine potrebbe inoltre ampliarsi, in caso di riscontri, fino a coinvolgere l’ impresa funebre Ravetti e forse altre aziende che si rivolgevano in maniera continuativa al crematorio. I finanzieri sarebbero già entrati in possesso di tutte le informazioni relative alla Socrebi. Al momento da parte delle fiamme gialle bocche cucite sulle possibili ipotesi di reato. Nel frattempo il caso del crematorio scuote anche il mondo degli avvocati biellesi, con l’ Ordine professionale guidato da Daniela Giraudo che ha annunciato, sul modello di quanto accaduto a Genova per il crollo del ponte Morandi, l’ apertura di uno sportello informativo, dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 12, nella sala avvocati, al secondo piano del palazzo di giustizia, per chi tra le famiglie coinvolte desideri chiarimenti su come procedere nei confronti della Socrebi. «Al momento, in assenza di accertamenti tecnici o scientifici non occorrerebbe presentare alcuna denuncia querela – scrivono i consiglieri dell’ Ordine – dal momento che i reati sono procedibili d’ ufficio. Per costituirsi parte civile bisognerà invece attendere che la Procura termini le indagini ed è quindi prematuro immaginare una quantificazione del danno subito». Il messaggio pare chiaramente rivolto alle iniziative intraprese dal Codacons, che pure non viene mai nominato. L’ associazione ha infatti unito le forze con lo studio Guarini Poggi, proponendosi di lanciare indagini parallele a quelle della Procura, mettendo in campo specialisti come l’ ex comandante dei Ris Luciano Garofano, e muovendosi in un modo che viene definito «tendente a suscitare clamore mediatico in merito a una vicenda dolorosissima». Una presa di posizione che era stata nei giorni scorsi chiesta da più avvocati biellesi. L’ attacco non pare aver turbato i legali dell’ associazione consumatori, che mantengono le proprie posizioni, precisando inoltre di non voler replicare al comunicato. «Sicuramente bisogna essere cauti – spiega Anna Lisa Sola -, riteniamo però che ci siano i presupposti, per chi ricorrerà al test del dna sui resti in suo possesso o chi ritiene di essere stato truffato, di presentare una querela di parte entro i novanta giorni previsti per legge. In tema di risarcimenti non promettiamo nulla ma pensiamo che alcune situazioni personalizzate, in cui è evidente un danno psichico e morale, vadano tutelate». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
mauro zola

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