Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet)

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SVEZIA  1957  96′  B/N
REGIA:INGMAR BERGMAN
INTERPRETI: MAX VON SYDOW, GUNNAR BJÖRNSTRAND, BENGT EKEROT, BIBI ANDERSSON, NILS POPPE
VERSIONE DVD: SI’, edizione BIM
“LA FEDE E’ UNA PENA COSI’ DOLOROSA! E’ COME AMARE QUALCUNO CHE E’ LI’ FUORI AL BUIO E CHE NON SI MOSTRA MAI PER QUANTO LO SI INVOCHI” (Antonius Block/Max von Sidow, dal film)

Reduci da una crociata durata dieci anni, il cavaliere Antonius Block e il fido scudiero Jöns  trovano la loro patria sconvolta dalla peste e dai fanatismi religiosi. In più, ad attendere Antonius sulla spiaggia c’è la Morte in persona; per guadagnare tempo e rimandare l’appuntamento finale, l’uomo decide di sfidarla a scacchi, in una lunga partita a puntate dove non si può sbagliare. Pressato dalla “Signora con la falce” e in piena crisi esistenziale e spirituale, Block ritrova un po’ di fede, speranza e carità imbattendosi in una famiglia di artisti girovaghi – moglie, marito e figlioletto – bisognosa di protezione: una nuova missione da compiere, e un valido motivo per cercare di prolungare la propria esistenza. Ma la Morte è sempre lì che incombe, e non la si può certo battere a scacchi…

Insieme a Il posto delle fragole (1958), Il settimo sigillo è probabilmente il film più famoso del grande regista svedese Ingmar Bergman, pur essendo un’opera tutt’altro che di facile assimilazione. Mescolando sacro e profano, Bergman si interroga e ci interroga, attraverso il personaggio di Block (interpretato da un solenne Max von Sidow), sui misteri e sulle contraddizioni della Fede (cristiana), ivi compresa la delicata questione del “silenzio di Dio” di fronte ai mali del Mondo e alle sofferenze dell’Uomo, che possono causare la perdita della Fede stessa. Svuotato dagli orrori della lunga guerra in Terra Santa, Block è un credente tormentato dai dubbi che ha disperatamente bisogno di prove per ritrovare un senso e continuare a credere, sfuggendo così all’horror vacui (“MA ALLORA, LA VITA NON E’ CHE UN VUOTO SENZA FINE!”, esclama esasperato dopo che la Morte ha accennato alla possibilità dell’inesistenza di Dio); in ben altra posizione si trova il disilluso e pragmatico Jöns che, con i suoi ragionamenti e con il suo sarcasmo tagliente (“IN ALTO SIEDE L’ONNIPOTENTE, COSI’ LONTANO CHE E’ SEMPRE ASSENTE, MENTRE IL DIAVOLO SUO FRATELLO LO TROVI ANCHE AL CANCELLO”), non può far altro che mettere ulteriormente in crisi le già vacillanti convinzioni del cavaliere. A ridare slancio ed energia alla sua anima afflitta provvede l’inatteso incontro con il candido saltimbanco Jof (interpretato da Nils Poppe, celebre attore comico svedese) e famiglia, anime semplici in cui Block avverte la presenza di Dio, in nome del quale decide di farsi carico delle loro vite, proteggendoli dalle avversità e conducendoli fuori dalla “selva oscura”, cioè da una pericolosa foresta attraversata di notte che ben simboleggia le tenebre e le insidie della vita. Consapevole che il proprio destino stia per compiersi (le continue apparizioni della Morte lo inducono al memento mori, il “RICORDATI CHE DEVI MORIRE” di “troisiana” memoria, anche se qui non c’è nulla da ridere…), Block si abbandona commosso al godimento dei piccoli piaceri della vita e alla serena contemplazione dell’idilliaco quadretto familiare rappresentato da Jof, Mia e il piccolo Mikael, nei quali vede la Speranza e il Futuro. Messi in salvo i suoi protetti e raggiunto quindi l’obiettivo, Block può ripartire insieme a Jöns e agli altri compagni di viaggio improvvisati (una donna salvata dallo stesso Jöns, oltre a un fabbro e sua moglie) per rientrare finalmente nel proprio castello, dove lo attende la moglie Karin. Qui rinchiusi, come emuli del principe Prospero e dei suoi ospiti – personaggi de La maschera della morte rossa, immortale (questo sì!) racconto di Edgar Allan Poe – Block e gli altri attendono l’inevitabile arrivo dell’ospite di cui, pur sprovvisto di invito, non si può rifiutare la visita: giunto al termine del proprio percorso, il cavaliere ha compreso che l’unica certezza della vita umana è proprio la Morte…

Oltre alla grande suggestione dei temi affrontati, Il settimo sigillo mantiene inalterato ancora oggi il suo fascino visivo, esaltato dalla splendida fotografia di Gunnar Fisher – fedele collaboratore del regista – e dai vari riferimenti pittorici e scultorei a cui Bergman si è dichiaratamente ispirato per la messa in scena. Se ne ha prova, ad esempio, già nel dialogo iniziale di Block con la Morte, in cui il cavaliere afferma di essere a conoscenza della passione per gli scacchi della Signora proprio grazie all’arte: “L’HO VISTO NEI QUADRI” (esplicito riferimento al celebre affresco La morte che gioca a scacchi del pittore svedese quattrocentesco Albertus Pictor). Anche la drammatica scena finale, con la danza che la morte impone alle sue prede (Block e gli altri), e a cui Jof e Mia assistono da lontano, è una citazione della Danza macabra, motivo iconografico tipico del Basso Medioevo in cui uomini e scheletri danzano assieme, a simboleggiare la caducità della vita.

Il soggetto del film, firmato dal regista, deriva dal dramma teatrale in atto unico Pittura su legno scritto dallo stesso Bergman nel 1954, mentre il titolo è una citazione dell’Apocalisse.

Il settimo sigillo è attualmente in programmazione nelle sale d’essai italiane nell’ambito della stagione 2018/2019 de “Il cinema ritrovato al cinema”, imperdibile rassegna curata dalla Cineteca di Bologna che riporta sul grande schermo classici della cinematografia mondiale in edizione originale e restaurata. Come sempre, anche con il presente film è stato fatto un lavoro certosino sia sul versante video che su quello audio, con in più la scelta filologicamente corretta di proporlo in versione originale con sottotitoli in italiano.

Francesco Vignaroli

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