La comunità scientifica costituisca una leadership che indichi soluzioni per la pace. Il tweet del Papa per il #WorldScienceDay e le sue parole profetiche su scienza e tecnologia

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“La comunità scientifica oggi è chiamata a costituire una leadership che indichi soluzioni di sviluppo sostenibile e integrale di tutti i popoli, indispensabile per costruire la pace. #WorldScienceDay”. Così si è espresso Papa Francesco nel suo tweet pubblicato sull’account @Pontifex in occasione dell’odierna “Giornata mondiale della scienza al servizio della pace e dello sviluppo”, lanciata nel 2001 dall’Unesco con l’intenzione di “promuovere l’utilizzo responsabile della scienza e per sottolineare il suo contributo fondamentale alla società”, e che quest’anno, con il tema “La scienza, un diritto umano”, si inserisce all’interno del settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.

“La scienza e la tecnologia mettono nelle nostre mani un potere senza precedenti: è nostro dovere, verso l’umanità intera e in particolare verso i più poveri e le generazioni future, utilizzarlo per il bene comune”, diceva Francesco nel settembre 2015, come ricorda Vatican News. “Riuscirà la nostra generazione a essere ricordata per aver assunto con generosità le proprie responsabilità?”, era la sua domanda. “Pur tra le molte contraddizioni del nostro tempo, abbiamo ragioni sufficienti per alimentare la speranza di riuscire a farlo. E da questa speranza dobbiamo lasciarci guidare”.

La stessa tecnoscienza infatti, specifica Francesco nella Laudato Sì, quando si trova ad essere “ben orientata, è in grado non solo di produrre cose realmente preziose per migliorare la qualità della vita dell’essere umano, a partire dagli oggetti di uso domestico fino ai grandi mezzi di trasporto, ai ponti, agli edifici, agli spazi pubblici”, ma è “anche capace di produrre il bello e di far compiere all’essere umano, immerso nel mondo materiale, il salto nell’ambito della bellezza”.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Infatti, continuava il pontefice nella sua “enciclica ecologista”, “non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere. Anzi, danno a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero”.

“Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo”,è la dura constatazione di Bergoglio. “Basta ricordare le bombe atomiche lanciate in pieno XX secolo, come il grande spiegamento di tecnologia ostentato dal nazismo, dal comunismo e da altri regimi totalitari al servizio dello sterminio di milioni di persone, senza dimenticare che oggi la guerra dispone di strumenti sempre più micidiali. In quali mani sta e in quali può giungere tanto potere? È terribilmente rischioso che esso risieda in una piccola parte dell’umanità”.

Un fatto che ci mostra come “ogni epoca tende a sviluppare una scarsa autocoscienza dei propri limiti”, portando al fatto che “la possibilità dell’uomo di usare male della sua potenza è in continuo aumento” nel momento in cui “non esistono norme di libertà, ma solo pretese necessità di utilità e di sicurezza” e che nonostante ciò “la gente ormai non sembra credere in un futuro felice, non confida ciecamente in un domani migliore a partire dalle attuali condizioni del mondo e dalle capacità tecniche”. Ma al contrario “prende coscienza che il progresso della scienza e della tecnica non equivale al progresso dell’umanità e della storia, e intravede che sono altre le strade fondamentali per un futuro felice. Ciononostante, neppure immagina di rinunciare alle possibilità che offre la tecnologia”.

Una constatazione amara quella del pontefice, che porta però a una conclusione piena di speranza per il futuro. “Ciò che sta accadendo ci pone di fronte all’urgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale”, dice in conclusione il Papa. “La scienza e la tecnologia non sono neutrali, ma possono implicare dall’inizio alla fine di un processo diverse intenzioni e possibilità, e possono configurarsi in vari modi. Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane”.

Francesco Gnagni

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