Storia dei caschi più strani dei piloti di Formula 1 e Moto Gp

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Negli anni ’50 si sono diffusi nel mondo due sport motoristici, oggi divenuti tra i più seguiti del pianeta: la Formula 1 e la Moto Gp. Tali sport hanno fin dall’inizio catturato l’attenzione degli appassionati, divenendo di grande attrazione per le nuove generazioni. Un elemento principale che contraddistingue questi due sport da tutti gli altri è l’utilizzo del casco da parte dei piloti, accessorio indispensabile per la sicurezza, dotato di un design sempre originale.

L’importanza del casco nei due sport motoristici

L’uso del casco è indispensabile sia per l’uno che per l’altro sport, in quanto i piloti raggiungono velocità molto elevate in pista, mettendo spesso a repentaglio la propria vita. Con il passare degli anni, si sono registrati, nel settore della produzione di caschi da corsa, dei notevoli passi in avanti, grazie anche all’impiego di tecniche innovative atte a salvaguardare la vita di tutti i piloti. Questi ultimi hanno nel tempo sperimentato diverse varietà di caschi, tutti rigorosamente rifiniti nei minimi dettagli e aventi un design sempre accattivante.

L’evoluzione della struttura del casco da inizio Novecento ai giorni nostri

I primi caschi impiegati dai piloti non erano come quelli di adesso. Erano privi dei dispositivi di sicurezza che consentivano a chi li indossava di guidare nel pieno del comfort e della sicurezza. Ai materiali leggeri di inizio Novecento quali cuoio e stoffa morbida, gli ingegneri hanno aggiunto anche altri materiali, tutti definiti anti-impatto per una maggiore protezione in caso di eventi accidentali durante le gare.

Già nel 1910 si apprezzavano nuovi caschi, più resistenti di quelli tradizionali, cosiddetti “a scodella”, composti da cuoio rigido e dalla forma simile a quella di un berretto militare. Questo tipo di esemplari vennero utilizzati fino agli anni 60, per poi essere sostituiti da quelli più leggeri, la cui imbottitura era formata da materie prime più resistenti come il sughero e la tela morbida che avvolgeva anche il collo.

Seguirono importanti sviluppi a partire dagli anni 30, quando la produzione di caschi conobbe l’impiego della lega leggera, la fibra vulcanizzata, il poliestere ed, infine, la fibra di vetro che fin da subito ha destato interesse tra gli stessi piloti. Anche la calotta, nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale, venne totalmente rivoluzionata.

Lo stile della calotta, da Umberto Masetti a Jim Clark, Giacomo Agostini e Jack Brabham

L’innovazione data dalla calotta, resa personalizzabile dagli ingegneri, ha portato numerosi piloti a scegliere, tra i vari modelli disponibili, quello che maggiormente permetteva ai piloti di farsi riconoscere durante le gare.

A tal proposito, non si dimentichi la calotta del pilota Umberto Masetti, raffigurante la simpaticissima immagine di Topolino. Negli anni ’60 il casco conosce un nuovo sviluppo, definito stavolta dal “modello Jet”, usato sia in Formula 1 che in Moto Gp, dove i piloti cominciavano a cambiare anche colori e stile delle tute.

Questo particolare tipo di modello era il preferito per gli sportivi della Formula 1 che potevano finalmente constatare la robustezza delle materie prime impiegate in fase di lavorazione. Così, nacque uno stile nuovo adottato dai piloti più celebri dello sport automobilistico, quali Jim Clark (famoso per il casco color blu notte), Giacomo Agostini (con il suo casco tricolore) e Jack Brabham (noto agli spettatori per la fantastica calotta dorata).

Dal “Dark Green” di Rindt al “Bandit Americano” di Elio De Angelis

Gli appassionati dei motori ricorderanno anche il “Dark Green”di Rindt, e quello di Ickx, blu notte contornato di venature bianche definite nei minimi particolari.

Dagli anni ’70 in poi, il casco diventa integrale e la visiera venne adottata in Formula 1 e nel moto-mondiale. Una grande innovazione fu rappresentata da Elio de Angelis, validissimo campione della Moto Gp che ha adottato, per la prima volta, il modello “Bandit Americano”.

Le innovazioni dei caschi in Formula 1 e in Moto Gp, dagli anni ’80 ad oggi

A partire dagli anni 80 cambiò nuovamente la struttura del dispositivo di sicurezza, dove la stragrande maggioranza delle case produttrici passò dall’impiego di plastica dura, all’insostituibile carbonio.

Tale cambiamento ha interessato anche i piloti del recente passato, proteggendoli dalle insidie di tracciati sempre più pericolosi ed impegnativi.

Nella fattispecie, si ricordi l’incidente di Felipe Massa nel 2009, quando il brasiliano rischiò di perdere la vista a seguito di un bullone volato via ad alta velocità da una vettura che lo precedeva.

Profonde innovazioni hanno interessato l’uso del casco nei piloti iridati più importanti nella storia della Formula 1, come Michael Schumacher, David Coulthard, Juan Pablo Montoya, Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel.

Per quanto concerne questi piloti, si può parlare di un casco che poteva cambiare stile e design in occasione delle differenti manifestazioni sportive. Il design rimane pressoché invariato, con striature a stelle e a strisce che ricordano l’inconfondibile stile samurai, drappi nazionali, sfumature multicolore, etc.

Tra i caschi indossati dai piloti della moto Gp, hanno invece fatto la storia quelli di Valentino Rossi (verde fosforescente), Jorge Lorenzo (ornato di Swarovskji in occasione di un GP di Estoril) e Marc Marquez che nel 2014 ha esibito un casco avente una simpaticissima raffigurazione delle corna di cervo.

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