“Tre operai”. Dal romanzo di Carlo Bernari al testo teatrale del figlio Enrico Bernard

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Per me è un piacere ospitare questo importante contributo. Si tratta del dramma “Tre operai” di Enrico Bernard, ispirato all’omonimo romanzo del padre Carlo Bernari, uno degli esponenti del neorealismo italiano. Ringrazio Enrico per mettercelo a disposizione alla pubblicazione. Buona lettura…

 

 

Tre Operai

Dramma di

Enrico Bernard

 

Dal romanzo di

Carlo Bernari

 

 

Teodoro

Anna

Marco

Maria

La scena: un praticabile scuro, alto, sul quale svettano due comignoli dai quali esce fumo. Una lunga scala che parte dal praticabile e giunge sul palco dove vi sono : a sinistra uno specchio, un separé, un divano, un tavolo con 2 sedie. Davanti a destra il tavolino di un bar con due sedie. Su di un velatino posto dinanzi alla scena viene proiettato un video dove le immagini di due attori che impersonano Carlo Bernari e Cesare Zavattini si stagliano all’interno di una vecchia fabbrica.

 

Scena Video :

CARLO BERNARI:  A Cesare Zavattini che di questo libro  fu  il primo editore nell’oscuro 1934…

Zavattini  comincia a scrivere nervosamente battendo a  macchina.  Estrae il foglio e legge ad alta voce:

CESARE ZAVATTINI – (leggendo ad alta voce) Caro Carlo, non ho ancora riletto “Tre operai”…L’ho sul comodino da notte e credo che fra pochi giorni te ne scriverò. La tua dedica mi ha dato una profonda gioia… Sono passati diciassette anni..una vita… da quando lo raccomandai a Bompiani, senza farti troppi elogi… dicendoti solo che avevi fatto bene a scriverlo, che meritavi di essere pubblicato, che vi erano pagine di primissima qualità, ma soprattutto che era il libro di uno scrittore che era tale perché aveva delle cose da dire e credo che sia tu che io siamo convinti, senza retorica, che il bello viene adesso. Ma quanti piaceri mi riprometto dalla lettura del tuo libro, quelli letterari si confonderanno con quelli sentimentali, e che ricordi. Ora il tuo primo libro è qui, in una bella collana e credo che il tempo continuerà a giovargli.

Caro Carlo, non desidero diventare più giovane. Desidero solo fare qualche cosa di buono. Tu non hai che da continuare a mettere pietra su pietra, il resto è nelle mani del Signore.

Ti abbraccio e saluta tua moglie e i bambini.

                                                                          Tuo Cesare (Zavattini)

Roma 10 Novembre 1951

Bernari, in piedi, è illuminato dalle fiamme, che si sprigionano da tizzoni di legno, nelle quale lascia scivolare brandelli di carta: lettere che prende da terra e strappa con cura prima di affidarle alle fiamme.

CARLO BERNARI – (soffermando l’attenzione su di  una lettera prima di bruciarla) Ho esitato a lungo prima di decidermi.  Tenerezza e furore, è ciò che provo rileggendo Tre operai. Furore, per quel che esso mi restituisce di arcaico e di falso; tenerezza, per il ventenne che mi ritorna da queste pagine soffuse di mestizia, contrassegno di maturità, direi, se non mi smentissero le lingue di fuoco che spuntano tra rigo e rigo, ad annunciare sdegno, sentimenti di rivolta, paure, da attribuirsi al giovane che non vuol stare al gioco. Quale fosse poi questo gioco dirò meglio avanti rifacendo a ritroso la genesi di questo libro che apparve il 9 febbraio del 1934.

Bernari o esita un po’ prima di strappare  la lettera ma, poi, inseguendo un pensiero misterioso, la scaraventa nel fuoco.

L’immagine di Bernari si mescola con una dissolvenza incrociata a quella di Zavattini che lascia scivolare nel fuoco un’ultima lettera. I due primi piani degli attori si confondono.

MUSICA

 

VOCE OFF – Nessuno vuol stare più al suo posto. In quest’epoca maledetta chi ti vuol diventare questo, chi ti vuol diventare quest’altro e nessuno s’accontenta della sua posizione….Con la disoccupazione che c’è in giro!

Una donna appare sul praticabile e canta un brano della tradizione popolare napoletana.

I quattro personaggi della commedia sono disposti in varie postazioni sulla scena illuminati da curiose luci livide.

Marco è  seduto sulla scala, Anna è sdraiata sul divano, Maria è davanti al tavolo del Bar, Teodoro in piedi sul praticabile.

La cantante termina il suo brano.

 

Tuono e pioggia

 

I quattro recitano le battute successive, alternandosi per poi finire in un canone sommesso.

 

Lunedì: il cielo è nuvoloso… sembra che voglia piovere… forse pioverà.

Martedì: le nuvole s’ammassano, si sciolgono, s’inseguono… forse domani o l’altro, tornerà il sereno.

Mercoledì: cadono alterne raffiche sulla terra bagnata… acqua e vento s’incrociano…  quasi un uragano.

Giovedì:  il vento si è placato, ma l’acqua s’infrange in nuvola, nel cielo pesto e grigio, come una gran matassa di cui si perde il filo.

Venerdì: piovesse più forte oggi…domenica comparirebbe il sole, quasi dimenticato.

Sabato: pioggia e vento… l’aria è quasi fredda… ’unica certezza, di riveder domani tornare il cielo sereno.

Domenica: ti svegli, apri gli occhi assonnati, in un’aria umidiccia, torbida, tempestosa…. indossi l’abito scuro, le scarpe alte, il cappello peggiore, quello per la pioggia…  aspettiamo prima d’uscire.

Lunedì:  il cielo è nuvoloso… sembra che voglia piovere… forse pioverà.

MUSICA (la Marsigliese eseguita da un organetto)

I quattro personaggi del dramma prendono posizione: Maria davanti allo specchio, Anna è seduta ad una delle sedie accanto al tavolo di casa, Teodoro e Marco al tavolino del bar sulla destra.

 

MARCO Ti ho visto domenica,con tuo padre, sulla via di Poggioreale.

TEODORO Già!…”Ora ti mostro la fabbrica – mi ha detto mio padre –  così domani ti saprai regolare!”

MARCO Ti ha fatto assumere nella lavanderia dove è capo operaio!? Beh, adesso hai un lavoro, no?!

TEODORO Lavoro? Mi aspettavo di entrare in una fabbrica vera, con macchinari complessi….e invece, mi sono trovato in un ambiente stretto, con macchine panciute e primitive dai nomi goffi : battosa, diavolo, lavatrice, evaporatore, sciacquatrice… nulla che facesse pensare alla grande industria che sognavo dopo aver abbandonato la scuola.

MARCO Comunque, Teodoro, lunedì eri già operaio apprendista in lavanderia.

TEODORO  E martedì, Marco, al secondo giorno, ero già stanco del lavoro….Si…mi sento stanco e non riesco a pensare ad Anna…

MARCO La ragazza della tintoria che controlla la biancheria in entrata e in uscita?

TEODORO (annuisce) Mercoledì ha piovuto a dirotto. E’ tragico alzarsi dal letto quando piove. Chi è che ha stabilito che bisogna alzarsi alle sei, per essere puntuali sul lavoro? Tu, almeno, la sera studi, perché quel poco di intelligenza che hai non vuoi perderla dietro le sciocchezze. Ma io, io vorrei essere libero, libero! Una rivoluzione, ecco che cosa ci vorrebbe, una bella rivoluzione!

MARCO Ssst! Vuoi farti sentire da tutti!?

TEODORO Pensavo…Sabato prendo la paga ed esco con Anna…. Una delusione! Con quei pochi soldi che mi hanno dato non sarei riuscito neppure a fare una gita con lei l’indomani! E lei “Facciamo così: io preparo la colazione per tutti e due, e la gita ci costerà meno”.

Ho accettato a malincuore perché avrei voluto far tutto io!

MARCO  Hai conosciuto la sorella di Anna, Maria?!

TEODORO Gesù quant’è bella ,Maria!

MARCO  Ehi, ne hai pieni gli occhi  di Maria! Ti penti di esserti spinto tanto avanti nell’amicizia con Anna, eh?!

TEODORO  Maria non è fatta per me.  E’ diversa da Anna.

Dice “ Io la vita la prendo per il suo verso. A me importa poco quello che la gente mi dice dietro le spalle!”

MARIA (ad Anna) Sai, Anna, uno di quelli che  frequento in questo periodo….un signore…mi voleva portare per forza in America con lui! Sì, andavo giusto con quel vecchio che fuma sigari! A me gli uomini che fumano sigari non mi piacciono!

Beh… io esco…

ANNA Con chi ti vedi, stasera?

MARIA Conosci l’avvocato? Quel coso lungo, quello spilungone? Sai che dice? Che mi vuole sposare. E’ un tipo buffissimo, però è una persona per bene. Stasera mi accompagna al cinema!

Maria si allontana e scompare dietro il separè.

 

TEODORO  Anna è avvilita, perché guardo troppo la sorella.

Eppure mi sforzo di fissare i mobili, la cucina.

MARCO  Certo,,,dopo aver conosciuto Maria, Anna ti appare umile e dimessa. Teodoro, il fatto è che Anna ti riporta alla memoria la tua miseria, i tuoi abiti macchiati, le tue  scarpe rotte, invece Maria è un’altra cosa: fresca, pulita….

TEODORO La gita di domenica con Anna è fallita miseramente. Ha cominciato a piovere sul più bello, quando cercavo timidamente le sue labbra. Siamo fuggiti alla ricerca di un riparo, lasciando la colazione sull’arenile. La bocca di Anna odorava di pioggia….siamo stati costretti ad abbracciarci quasi contro voglia…  le ho sussurrato…ti amo.

Anna esce di scena

MARCO Lunedì non sei venuto al lavoro. Ti ho cercato tra i compagni all’ora di mensa, ma nessuno ti aveva visto.

TEODORO Mi sono fatto licenziare per scarso rendimento…

MARCO  Cosa?!

TEODORO Si… ma ora mi accontenterei di un qualunque lavoro. Esco di casa e ricomincia a piovere. Quando un operaio va in cerca di lavoro, piove sempre. Fango e grigio; ed anche pioggia, questo c’è nell’aria, fango e pioggia, e panni appesi alle finestre del palazzo di fronte, panni d’un incerto bucato che attraverso la pioggia sembrano ancora più sporchi. Allora, sai cosa mi dico? Oggi, mi dico, bisogna combinare assolutamente qualcosa. Da queste parti vivono Anna e Maria. Andrò prima da loro, poi si vedrà. Bisogna che mi muova, il cielo si va schiarendo. Non c’è aria di rivoluzione, ma di pace. In questo porco paese, appena spunta il sole, tutto si accomoda e le donne diventano allettanti. Quando avrò i soldi, metterò da parte un tanto al mese per le donne!

MUSICA

Maria esce dal separé e va incontro a Teodoro in vestaglia.

 

MARIA  Ehi, come stai?! Ma… non lavori oggi?

TEODORO Sono stato licenziato

MARIA Sei stato licenziato?!

TEODORO Si… ma sto cercando…

MARIA Cosa?

TEODORO Cerco un lavoro un po’ più decente, ecco. E che mi faccia guadagnare di più

MARIA Ah… e perché non ti sei fatto più vivo?

TEODORO  Ho avuto molto da fare.

MARIA Buon per te.

TEODORO E tu? Cosa fai? Dove vai la sera? Esci con tua sorella?

MARIA Prima di sparire eri tu ad uscirci con mia sorella. Comunque, molte volte Anna resta a casa. Non vuole uscire, dice che si annoia fuori, e allora…

TEODORO Allora qualche volta potremmo vederci, per esempio dopo cena.

MARIA E Anna?

TEODORO (allontanandosi in silenzio)

MARIA A che pensi?

TEODORO A te…  ad Anna.

MARIA A tutt’e due, eh?!

TEODORO Anche se fosse? Non sono mica un’ipocrita.

MARIA Neanche con le donne? (senza attendere risposta comincia a canticchiare un’arietta infilandosi le calze)

 

TEODORO A volte mi sembra di essermi accontentato di poco, d’aver scelto una via sbagliata. Dove si sono cacciati i miei propositi, i miei progetti di un avvenire migliore? Non vedo come, dalla strada su cui mi sono incamminato, possa sbucare un giorno all’affermazione, al successo. Da una famiglia di operai, non può che venir fuori un operaio. Ed io voglio essere qualcosa di più di un semplice operaio. Perché ho letto più degli altri e dentro ci ho… ci ho una rivoluzione!

MARIA Ma se non conosci neppure i tuoi inni proletari!

TEODORO Io chiedo soltanto libertà e autonomia. Una vita libera e indipendente. Magari lavorare, ma non sentirsi uno schiavo.

MARIA Insomma, vuoi tutto in una volta.

TEODORO Vorrei essere felice, ma di una felicità che investa tutti, Anna, te, Maria,Marco ed anche mio padre che non sa di essere infelice.

MARIA E tutti dovrebbero dividere questa tua felicità…

TEODORO Sennò, meglio starsene da soli. Da solo posso fare meglio e di più. Devo uscire da questa situazione, rendermi padrone di me.

MARIA E come?

TEODORO Cominciando dal poco, dal niente. Allora mi vedo libero, tra visi nuovi, tra cose nuove.

MARIA In un altro mondo, allora?

TEODORO Così ci si domanderà di me: cosa ne è? Dove è andato? Chi lo ha visto? Ma un giorno ritorno all’improvviso e stupisco tutti perché porto con me la mia felicità!

MARIA Tu sogni ad occhi aperti!

TEODORO Allora dovrei incontrare qualcuno, una persona influente. Ecco! Coi soldi in saccoccia tutti sanno farsi la vita che vogliono. Basterebbe un po’ di denaro per prendersi una donna come te e rifarsi una vita nuova.

MARIA Prendermi? Grazie tante!

TEODORO Invece senza soldi devo sbattere la testa sempre nello stesso pensiero. E se mi piaci tu mi devo accontentare di Anna, e se mi prendo Anna, devo pensare continuamente a te. Debbo soffrire io e debbo far soffrire lei. E perché?

MARIA Già, perché?

TEODORO Perché questi porci fottuti non ti fanno lavorare e non ti danno i soldi.

MARIA Chi ce li ha, i soldi, se li tiene ben stretti, mio caro.

Pausa.

TEODORO E l’avvocato? Lo vedi più?

MARIA Eh!, è diventato geloso il mio avvocato. Se ti vedesse ora qui…

TEODORO In che senso?

MARIA Se il mio avvocato fosse come te…!

TEODORO Perché?

MARIA Oh! Dico così per dire… sai… tu certamente non saresti geloso, mettiamo… anche della persona a cui vuoi più bene. Poi nel mio caso… Meglio lasciarli stare questi pensieri.

TEODORO Già, forse è meglio.

MARIA Vado a vestirmi…. Non è decente stare così.

Maria si ritira dietro il separé e prende a vestirsi canticchiando.

 

TEODORO  Anna dov’è?

MARIA E’ andata via da molto, dovrebbe essere lì lì per rientrare: lei fila dritto, è una brava ragazza. Io, invece, non so far niente. Vedi: ero ancora a letto…

TEODORO Non esagerare! Avrai anche tu le tue occupazioni, i tuoi lavori in casa…

MARIA Hai ragione, dovrei far tante cose, ma intanto non faccio nulla… penso solo a farmi bella!

TEODORO Ma tu sei già bella.

MARIA Grazie, voi uomini siete tutti uguali. Me lo dice anche il mio avvocato: “Perdi tempo a vestirti”… lui mi preferisce al naturale, capisci?

TEODORO Certo che capisco.

Entra Anna.

ANNA Guarda un po’ chi si vede!

MARIA Non sapeva dove andare… allora gli ho detto di fermarsi qui…. Che ne pensi, Anna…  per qualche giorno…!?

ANNA Certamente! Ti puoi arrangiare qui. A noi cosa costa? Vedi: si può mettere per il momento un materasso sul divano. Poi, domani, sistemeremo meglio.

TEODORO Pensi sia il caso?!…

ANNA Perché no? Che male c’è?

TEODORO Nessuno! Oggi ci vuole più libertà nei rapporti, senza tanti schemi preconcetti. E poi… e poi io voglio bene a tutte e due! (Ridono tutti) Al giorno d’oggi non bisogna essere gelosi: che cos’è questa gelosia? Una formula convenzionale che serve a nascondere l’egoismo.

Teodoro e Maria continuano a ridere, mentre Anna, rendendosi conto della situazione, fa il broncio.

Teodoro si isola, come ad osservare le due donne che conversano.

 

ANNA Che c’è da ridere tanto?

MARIA Niente.

ANNA Si vede che non hai da pensare a cose più serie.

MARIA Ad esempio?

ANNA Ad esempio a sistemarti con una persona per bene, che lavora.

MARIA Per carità! La vita voglio godermela, io! Sposarmi con un operaio? Fossi matta!

ANNA Perché? Che gli manca ad un operaio? Non è forse un uomo come tutti gli altri?

MARIA Eh sì, come tutti gli altri, ma sempre pieno di debiti.

ANNA Basta che sia onesto.

MARIA Mangi onestà, mangi? A che pro? Come se non ci fosse gente onesta e con i soldi.

ANNA E’ un po’ difficile. E poi noi chi siamo? Che diritto abbiamo di desiderare quello che non ci spetta

Teodoro, Anna e Maria.

 

MARIA (a Teodoro) Secondo te, c’è gente onesta e coi soldi?

TEODORO Sì che c’è.

MARIA E allora, io sono per i soldi. Mi piace vestir bene, comparire e non farmi mancar nulla.

TEODORO E chi te lo proibisce?

MARIA Voi due, sì, precisamente voi due, ché fate sempre i moralisti.

TEODORO Ma lo facciamo per te, per il tuo bene.

MARIA Perché, che faccio di male se vado al cinema con qualcuno che può pagarmi il biglietto?

TEODORO Nulla, certo, ma… Vedi, ogni uomo appartiene ad una classe, e ognuno è destinato fino in fondo a subire le sorti della propria classe.

MARIA Io voglio soltanto andare al cinema con tutti, anche con te, se fossi in grado di pagarmi il biglietto. Che c’entra con la classe? E poi, che diritto hai tu di parlarmi così? Tu, che non sei né operaio né intellettuale?

TEODORO Ma sì, alla fine fai bene, divertiti, va’ pure al cinema e con chi ti pare.

MARIA Puoi scommetterci.

 

Maria esce nervosa

 

MUSICA (canzone)

 

Teodoro sta leggendo un libro. Entra Anna. Si sofferma per qualche istante a guardarlo. E’ pallida, sembra febbricitante.

Teodoro si accorge della sua presenza.

 

TEODORO  Ti senti bene?

ANNA Ho dei brividi di freddo lungo la schiena e un mal di testa da impazzire.

Per tutta risposta Teodoro ricomincia a leggere, quasi infastidito.

 

TEODORO Dovresti curarti.

Anna reagisce all’indifferenza di Teodoro.

 

ANNA Curarmi? Proprio adesso che stanno per licenziare?

TEODORO   La salute non ha prezzo.

Anna annuisce, sconfortata dall’indifferenza di Teodoro. Cerca nuovamente di richiamare l’ attenzione dell’uomo.

 

ANNA Ho qui una lettera per te: me l’ha data il fattorino, dice che è di tua madre.

TEODORO Aprila… leggimela!

 

ANNA (aprendo la lettera e leggendo) Caro Teodoro, ti scrivo di nascosto, perché se tuo padre mi vede che ti sto scrivendo, sono rovinata.

Ora solo ho saputo dove abiti e ti mando questa lettera per mezzo di Giacomo, il fattorino, e spero che tu la riceverai presto.

Mi hai fatto stare sulle spine tutto questo tempo e io non so come dirti che è meglio che torni, perché tu hai avuto sempre quella testa sbalestrata di bambino, ma pensa che non sei più un bambino e ora devi preoccuparti del tuo avvenire.

Cerca di tornare che nessuno ti dirà nulla ed io metterò pure una buona parola con tuo padre. Fallo per me e non farmi soffrire, la tua mamma.

Pausa.

Allora?  Ci torni dai tuoi?

TEODORO  (con rabbia) Tornare? Sarebbe una pazzia.

ANNA E perché?

TEODORO Non si può tornare da una madre che ti coccola come un bambino, e un padre crumiro che predica la pazienza e il rispetto dell’ordine.

ANNA (sospira) Forse hai ragione.

TEODORO Ma questa comunque non è vita, e devo uscirne presto per non affogare.

ANNA Te ne vuoi andare, allora?

I due si guardano intensamente, Anna intuisce la verità dello strano discorso di Teodoro e così si nasconde il volto tra le mani e piange.

 

TEODORO   Guardami! (Anna non reagisce) Ti ho detto di guardarmi! (togliendole con forza le mani dal viso.)  Sto vivendo alle spalle di due donne, senza preoccuparmi che di leggere….e leggere….e leggere…. a che scopo? Non sono più il disoccupato in cerca di lavoro, ma la figura tipica dello spostato che non sa che cosa voglia, o che cosa sappia fare, e che legge solo per passare il tempo. Andrò via al più presto, al più presto possibile, perché non ne posso più. Questa vita da sfruttatore, diciamolo pure…. ‘sfruttatore’….con voi due che mi sopportate senza dirmi niente, mi rende pazzo. Voi siete deboli ed avete paura di scuotermi: ma perché, dico io?

ANNA Che vuol dire questo?

TEODORO  Vuol dire che dobbiamo dividerci una buona volta, perché sarà l’aria di questa casa, sarete voi due, io non riesco a far niente!

ANNA La colpa non è mia se non hai combinato nulla finora.

Pausa. Adesso è Teodoro a tormentarsi. Anna gli si avvicina e gli parla con dolcezza per dissuaderlo dai suoi propositi.

 

ANNA Potremmo essere felici come tanta gente, e invece…

TEODORO   E invece, niente. Devo seguire la mia strada.

ANNA Quale strada?

TEODORO  Non lo so ancora…. Comunque, non posso fuggirmene e zitto, è da vigliacchi.

ANNA Vuoi lasciarmi?

TEODORO   Non è così semplice.

ANNA Vattene allora……capito? Vattene!

TEODORO  Senti … dobbiamo lasciarci d’amore e d’accordo. E’ importante per me.

ANNA Perché sei un egoista e non vuoi avermi sulla coscienza, ecco!

TEODORO  La verità è che…

Teodoro è sul punto di rivelarle qualcosa. All’improvviso giungono da lontano, dal cortile, alcune voci, tra cui quella di Maria.

 

ANNA Non è la donna che fa per te.

TEODORO Lo so…..(ironico) sono un disoccupato, un buono a nulla, uno senz’arte né parte….Maria non rincaserà. S’è fatta accompagnare fino al portone da due uomini, e poco dopo è andata via con loro….Erano ubriachi tutti e tre….. Beh, d’altra parte fa il comodo suo e fa bene.

ANNA A te invece dispiace.

TEODORO (imbarazzato) Ti sbagli. Le ho sempre consigliato di prendere gli uomini alla leggera, me compreso.

ANNA Però soffri quando non rincasa. Dimmi la verità…

TEODORO  Che verità?

ANNA Non negare. Certe notti mi accorgo che…

TEODORO  Che cosa?

ANNA Che pensi a lei quando fai l’amore con me.

TEODORO   Sei una sciocca …

.

Teodoro cerca di accarezzarla

 

ANNA Non mi toccare.

TEODORO  Insomma! Che ti piglia?

ANNA Hai pure il coraggio di chiedermelo?

TEODORO  Ho capito: sei gelosa di tua sorella.

ANNA Lei è più bella di me…..Lo vedo come la guardi.

TEODORO Senti, lascia che  ti spieghi una volta per tutte!

ANNA Il coraggio di mollare me ce l’hai, ma quello di dire a lei che ti sei preso una cotta, non riesci a trovarlo per paura che ti rida in faccia. Per questo vuoi svignartela con la coda tra le gambe come un vigliacco.

TEODORO  Ora basta. Non ho voglia di farmi continuamente insultare da te.

ANNA La porta è quella.

TEODORO   E va bene, da oggi ognuno per conto suo.

ANNA            Oggi? Non ti sembra un po’ tardino per fare la valigia.

TEODORO  Domani….partirò domani. Tanto, mi sono convinto che qui non troverò mai nulla da fare.

ANNA Dici sempre le stesse cose.

TEODORO  Ma questa volta lo faccio sul serio.

ANNA Che aspetti?

Teodoro si alza come per dare un tono solenne alle sue parole.

 

TEODORO  Ho già parlato con Marco De Martino, il fuochista. Lui si è procurato una raccomandazione per un pezzo grosso…

ANNA E dove vai a sbattere?

TEODORO  Questo lo so io, in fin dei conti sono affari miei.

ANNA Allora è proprio finita?

TEODORO  Ma siamo ragionevoli, posso continuare questa vita? Dove vado a finire di questo passo? Perché non cerchi di capirmi? Andrò in un posto qualunque, fosse anche alla fine del mondo, pur che trovi un lavoro.

Silenzio. Anna cerca di rimettere tutto ancora in discussione.

 

ANNA   Potresti anche rimanere qui e rimetterti a lavorare con tuo padre.

TEODORO  Da capo? Dobbiamo ricominciare la stessa storia? Vuoi capirlo che lì non ci posso più tornare? Che vado a fare in quella baracca? Che avvenire ho lì dentro? Che posso imparare? E’ un mestiere quello?

ANNA Ma potresti trovare un’occupazione…

TEODORO Già, come l’ho trovata finora!

ANNA Perché non hai mai cercato seriamente. Ma ora l’ho capita la tua smania. Tanto, chi rimane a soffrire, sono io: a te cosa importa?

TEODORO (si alza di scatto) Non so più da che lato prenderti, con le buone non ci riesco. Dimmi tu stessa quali mezzi debbo usare? Mi sono proprio stancato!…

ANNA Anch’io sono stanca, sai?… di tutto!  Non ne posso più…

Teodoro si dispiace in fondo di farla soffrire. Allora riprende più dolcemente.

 

TEODORO Senti, cerca di capire…

Anna tira su col naso trattenendo un singhiozzo.

 

ANNA Capire? C’è poco da capire… se non che mi molli qui in un momento come questo ché vogliono sbatterci sulla strada…

TEODORO  Appunto per questo!  (come rispondendo allo sguardo interrogativo di Anna) Ecco, vedi?, io vorrei appunto partire perché penso che fuori di qua, buttandomi a lavorare sul serio, forse riuscirò a rimettermi a posto.

ANNA Fuori di qua! Perché è colpa mia, no?

TEODORO  Non c’è cosa peggiore che sentirsi trattato come un cretino ed un debosciato.

ANNA Ma quale necessità c’è d’andar fuori? E poi, cosa sai fare tu?

TEODORO  Secondo te non saprei fare proprio niente?

ANNA Il figlio di un operaio, non può essere che operaio, anche se tu hai paura di esserlo, perché ti senti sprecato e vorresti essere qualcosa di più, senza sapere che cosa.

TEODORO  Senti, basta. Non ne posso più. (Esce)

 

ANNA (tra sé) Beato te che puoi dire “basta” e andartene come una boccata di fumo.

MUSICA (canzone)

Teodoro e Marco seduti al tavolino del bar.

 

 MARCO Giù nella lavanderia non si fa che parlare di te...

 

TEODORO Ah, si….parlano di me?! Chissà quante me ne diranno!

MARCO Invece tutti dicono che hai fatto bene, tu, a  sparire dalla circolazione.

TEODORO Non potevo stare con mio padre, lo sai!

MARCO  I principali ci trattano peggio della merda….Ti ricordi quell’ultima volta?!….Ah, no…tu non c’eri!…..Beh, un giorno stavo pulendo la griglia delle scorie ed ero inzuppato di sudore, quando viene il principale: “Marco, sentite un po’…” – mi fa.  Lì per lì non realizzo e lo saluto rispettosamente, perché su queste cose, lo sai, non mi piace essere ripreso: “Comandi!”. Allora lui si mette le mani sulla cintola, sai come fa sempre, e mi dice: “Andate nel cortile a dare una mano a quelli che stanno scaricando la caldaia.” – Ma… sto pulendo la caldaia, sono sudato come un accidente e…”

“Oh – si mette a sbraitare – poche chiacchiere: vi ho detto di andare, e andateci!”

Cosa volevi che facessi, eh? Con la santa pazienza, lascio la griglia e vado nel cortile: “Che c’è da fare?!” domando ad uno di quelli che scaricavano. “C’è da fare la spalla di ferro”….Sono rimasto come uno scemo:” La spalla di ferro? E che sarebbe?”.

“Uh” fa quello ” e che t’hanno mandato a fare?”.

“E che ne so io della spalla di ferro!”.

“Beh, vieni qua, ora te lo faccio vedere io”. Mi accompagna da una parte, si accovaccia sotto la caldaia e mi fa vedere come bisognava alzare con la spalla da un lato. Io, con santa pazienza, punto i piedi a terra e cerco di sollevare…..Niente…. Allora mi viene vicino Testa di Ferro, quello che è più grosso di un armadio, e mi dice: “Ma tu hai scaricato mai?”. “Io? No!”. “E allora vattene, fammi il piacere, che tu ci fai solo perdere tempo”. – E così, con santa pazienza, me ne ritorno a far fuoco sotto la caldaia.

Ma ora viene il fino. La sera mi chiama il principale e mi fa: “Perché vi siete rifiutato di dare una mano agli scaricanti?”. “Rifiutato io? Sono stati loro che mi hanno mandato via”.

Chissà! Uno di quei buffoni gli avrà detto che non l’avevo aiutato! E mi licenzia con queste testuali parole: “Poche chiacchiere: ho capito di che panni vestite voi! Siete uno di quelli – mi fa – che si credono di comandare e di fare l’ostruzionismo perché è iscritto di qua o di là, o che ha la Camera del Lavoro a sua disposizione… Va bene!”. – “Ma io…”. “Silenzio!” – risponde lui gridando nel cortile. Così, per non fartela lunga…  Sto a spasso….

TEODORO Benvenuto nel mucchio, amico!

MARCO  Meno male che ho trovato qualcosa, però.

TEODORO Ah, si?…E cosa?!

MARCO  (esitando) Forse….forse… è meglio che non te ne parli…

Ma no, va… posso dirti chi è: il segretario della Camera del Lavoro mi ha fatto un biglietto di raccomandazione per uno che sta a Taranto, uno che basta lo voglia, è capace di trovare lavoro a chiunque sia.

TEODORO  Bravo, sono contento.

Silenzio

 

MARCO  E tu che cosa hai intenzione di fare?

TEODORO   Anch’io cerco qualcosa, ma… ancora non ho trovato niente. E’ proprio un momentaccio…

MARCO  No, scusa, ma se non hai trovato niente di buono, perché non te ne vieni anche tu con me?

TEODORO  Con te?

MARCO  Perché no?

Teodoro lo guarda, si convince che quella di Marco è generosità sincera.

 

TEODORO  Davvero non preferisci presentarti da solo?

MARCO  Si dice meglio soli che male accompagnati. Ma con te… Allora?

TEODORO   Fosse il cielo!

MARCO (con uno slancio di entusiasmo) Qua la mano!

TEODORO  Ma sì!

MARCO  Ti giuro, quanto è vero Iddio, se viene bene a me, deve venire bene anche a te.

TEODORO  Che c’entra? Tu fai per te. E’ sempre una carta che si va a giocare, e non è detto che debba venir bene per forza: può anche andar male, e in due è sempre più difficile. Io vengo ad aggravare la tua posizione.

MARCO  Ci stai ripensando?

TEODORO  No, ma…

MARCO  E poi che importa? Se facciamo fiasco ce ne torneremo: pazienza!

TEODORO  E’ facile dirlo: la verità è che io indietro non ci posso più tornare. Mi sono bruciato i ponti alle spalle con mio padre, la famiglia, con tutti.

MARCO  Anche con Anna? (Teodoro annuisce) Eh, amico mio, la vita è fatta per chi se la sa pigliare: e se tu cominci così, buona notte! Allora è meglio che non ci muoviamo proprio… Però, se ci muovessimo noi, forse si muoverebbe anche qualcosa, eh… che ne dici?

TEODORO   E va bene, hai vinto tu: accetto.

MARCO   Ti giuro che mi fa un piacere enorme. Tu sai tante cosette interessanti, e ce la potremo spassare.

TEODORO  Quando si parte?

MARCO  Oggi stesso.

TEODORO   Non possiamo fare domani?

MARCO  Perché? Che cosa hai da fare?

TEODORO  Ho lasciato proprio ora mia madre che piangeva. Papà è a letto e lei non si regge. Sono rimasto male. Non so neanche se partire.

MARCO  Ci risiamo?

TEODORO   Non vorrei farla soffrire, ecco tutto.

MARCO E non soffrirebbe di più a saperti in giro a bighellonare come un fannullone?

TEODORO   Anche questo è vero.

MARCO E poi sarebbe da sciocchi non partire. Ma capisci che è il momento buono? Stanno assumendo! M’hanno detto che a Taranto non si fa che costruire materiale per la guerra. In queste condizioni ci possiamo acchiappare due posticini…

TEODORO  Può darsi, ma ho un presentimento: che non combineremo niente.

MARCO  E perché?  Io non riesco a capirti! Abbiamo o non abbiamo stabilito che, o le cose ci vanno bene, o andremo a piantare tenda in un altro posto?

TEODORO  Allora andiamo!.

(Buio).

 

MUSICA

Luce

 

ANNA   Da quando Teodoro mi ha lasciata, senza far sapere più niente di sé, mi sembra impossibile continuare a vivere una vita di lotte e sacrifici. Venendo a mancarmi lui, è venuta meno in me la forza di resistere in questa situazione assurda…Meglio allora cercarsi, come Teodoro, una strada propria… tutta propria. E chissà che lontana da guai, da preoccupazioni, da una vita di rimpianti, di rimproveri, di pillole amare mandate giù a forza, il mio fisico non rifiorirà e una volta diventata più forte e piacente…magari…. Il letto in tre… l’amore libero… sciocchezze da bambini. Si finisce sempre nell’egoismo, nella gelosia…..Partirò per Roma….si… voglio provare a cambiare la mia vita……

 

MUSICA

 

Teodoro e Marco hanno cambiato posizione e atteggiamento. E’ passato del tempo, è successo qualcosa tra i due. Ora Teodoro è aggressivo e Marco sulle sue.

 

MARCO  Cos’hai?

TEODORO  E me lo chiedi pure!

MARCO  Non capisco…

Si affrontano, stanno quasi per azzuffarsi.

 

TEODORO   Te lo spiego io.

MARCO  Coraggio!

Teodoro rinuncia alla rissa arretrando. Si accende una sigaretta per calmarsi.

 

TEODORO  Il giorno in cui tu fosti assunto come fuochista nel cantiere navale, con una paga giornaliera di lire 8, lorda di ritenute, io feci l’amara conoscenza del rifiuto d’impiego. Mi fu detto che d’impiegati o di fattorini non ve n’era bisogno: erano già troppi gli sfaccendati che il cantiere doveva sopportare.

MARCO  E non ti hanno dato neppure una speranza per l’avvenire?!

TEODORO  Nessuna.  “Caro giovanotto – mi ha detto il tuo amico sindacalista – potrei aiutarvi solo nel caso in cui sapeste fare qualcosa di concreto, ma…”

MARCO  E tu non sai fare proprio niente, per la miseria.

TEODORO  Accidenti a me che non ho mai imparato un mestiere, e a mio padre che non mi ha mai obbligato ad un vero lavoro. Come potevo presentarmi? Con quale coraggio potevo insistere nel tentativo di cercar lavoro?

MARCO   Mi dispiace…..mi dispiace…. Avrei voluto rifiutare anch’io, ma poi…

TEODORO  Poi?

MARCO    Ho pensato: è sempre meglio che uno di noi abbia un lavoro.

TEODORO  E a me tocca sempre il destino di campare alle spalle di qualcun altro.

MARCO     Non è colpa tua. Non prenderla come un affronto.

TEODORO   Hai fatto bene tu… Mi dispiace solo che io non conosco un cazzo di un mestiere!

MARCO   Comunque hai fatto quello che hai potuto.

TEODORO   Tutte, le ho tentate proprio tutte, mi sono persino rivolto al barbiere per vedere se tra i suoi clienti ci fosse stato qualcuno capace di aiutarmi.

MARCO E com’è finita?

TEODORO  “Avete qualche licenza?” mi fa.

MARCO   E tu ce l’hai?

TEODORO  No, ma ho studiato fino all’ultimo anno delle Tecniche. Poi dovetti abbandonare. Mio padre non poteva seguitare a pagarmi gli studi…

MARCO    Però tu qualcosa l’hai studiata……E che ti ha detto il barbiere?

TEODORO   Una cosa strana.

MARCO    Cioè?!

TEODORO  Che i principali bisognerebbe farli trottare diversamente.

MARCO    E senza mezzi termini….

TEODORO   Appunto.

MARCO    Così, di punto in bianco, senza averne la minima idea sei diventato un rivoluzionario. Ti hanno fatto diventare uno che lavora per la causa degli operai; proprio tu che non hai mai sperato al di là di una buona occupazione e di una buona paga.

TEODORO   Già, il destino ha voluto che tu, che in lavanderia ti occupavi di sindacati e di organizzazione operaia, avessi dalla vita un semplice impiego ed io, invece, un incarico politico…..

MARCO   Per il quale ti fa orrore di non avere una buona istruzione: di fronte alle poche cose che sai, ti sembra sproporzionato il compito che ti è stato affidato.

TEODORO  Certo che c’è gente più colta di me, ma…. forse non vuol dir nulla avere o non avere cultura. Anzi, se non si è operai e non s’è patita qualche sofferenza, a che serve questa cultura?

MARCO  Già!

TEODORO Non erano queste forse, le aspirazioni della mia prima giovinezza, quando in lavanderia ci occupavamo di sindacato e di organizzazione operaia?! Allora ne discutevo soltanto…ora agisco…realizzo… ho un programma, anche se non riesco ad afferrarlo d’un colpo…panoramicamente…ne scorgo solo una parte…Tutto il resto è sfuocato…nell’ombra…Con propositi di dare l’anima per la causa mi trasferii a Reggio. Pioveva e c’era poca gente per le strade. Alla terza lettera che ti scrissi senza avere risposta, mi convinsi di avere a che fare con un farabutto.

MARCO    Grazie tante.

TEODORO   Potevi dimostrarti amico, inviandomi un piccolo aiuto…

MARCO  Avrei dovuto finanziare io i tuoi studi da rivoluzionario? I tuoi compagnucci non potevano trovarti qualche occupazione?

TEODORO   Finii in una tipografia clandestina.

Si sentono voci e clamori di una manifestazione.

 

MARCO   Come a dire: nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.

TEODORO   C’era in giro un gran fermento per la dichiarazione di guerra. Gruppi di operai e di contadini giravano per la città scalmanati, gridando “Abbasso la guerra, viva la guerra!”

MARCO  Sei tu che hai messo in giro quegli slogans, sei tu che li hai inventati!

TEODORO  Addosso avevo ancora cinquanta volantini contro la guerra e due rivoltelle…..Il successo insperato della mia propaganda mi aveva intontito fino al punto da farmi commettere l’imprudenza di fermarmi agli angoli delle strade, nei crocevia dove gli agenti inseguivano e disperdevano i dimostranti.

Salgono i toni delle voci di sottofondo.

 

TEODORO   Tutti i negozi avevano chiuso le saracinesche e le strade avevano acquistato un aspetto desolato….Ero sicuro della mia propaganda, eppure non sapevo esattamente perché essi non dovessero volere la guerra….. Con le mani nervose assaggiai l’impugnatura delle due rivoltelle, due, nelle tasche dei pantaloni. Ne avrei estratta volentieri una e avrei tirato un colpo. I dimostranti, come intuendo le mie intenzioni, mi guardarono e mi si accodarono.

MARCO   Dimostranti?!…Altro che dimostranti…..agenti in borghese.

TEODORO   Vallo a sapere: sembravano veramente incazzati….

MARCO  Incazzati sì, ma contro di te.

TEODORO Un agente mi fu alle spalle, un altro davanti a sandwich: avevano indovinato il mio pensiero o mi conoscevano già per un rivoltoso…Per semplice misura prudenziale mi condussero al Commissariato….mi sequestrarono le due rivoltelle ed i manifestini. Il Commissario non c’èra…. mi misero in camera di sicurezza… Vi sono rimasto tre giorni… finché non giunsero le mie carte da Napoli……

Dopo un breve interrogatorio mi spedirono alla Questura Centrale, dove mi avevano già preparato il foglio di via per il fronte… “Così imparerà a sparare e ad obbedire!” mi hanno detto.

MARCO  Vai in guerra?

TEODORO   Sì, vado in guerra, a combattere e probabilmente a morire.

MARCO   Complimenti, ci sei riuscito a metterti nei guai!

TEODORO    In stazione mi hanno consegnano una lettera di mia madre.

Teodoro porge la lettera a Marco

 

MARCO (aprendo la lettera e leggendola)   “Caro Teodoro… dopo tutte le pene che gli ha dato la causa contro i principali, tuo padre è morto in santa pace, il Signore non ha voluto fargli vedere la fine di tutti questi guai ed io credo che la causa andrà a finire male, dato che l’avvocato dice che è inutile andare in appello, perché gli eredi ci hanno una lettera che papà scrisse quando chiedeva i soldi, e poi ci sta pure un altro fatto che io non ti so spiegare. Che ci vuoi fare? Speriamo nella mano di Dio adesso, che per lo meno mi faccia ottenere i viveri per me. Ora sto con zia Rosa, ma non mi ci trovo in una casa che non è la mia. Devi vedere com’è brutto sentirsi sola sola, senza nessuno, e nemmeno tu ci sei, che mi potresti tenere un po’ compagnia, invece devi stare tu da una parte ed io dall’altra come due estranei. Vorrei sapere che ci campo a fare una volta che non ci ho nessuno. Invece me la debbo passare tutto il giorno sola a piangere da una finestra all’altra… Figlio mio, ti vorrei vicino a me per non sentirmi così abbandonata, ma non vorrei che tu per venire qua perdi il posto che ora ti dà da vivere. Non mi dici niente nell’ultima lettera se ti tocca partire per la guerra. Spero di no per il fatto che sei figlio unico e non so se questo è giusto, ma spero nella mano di Dio che tu non ci andrai…” (ripiegando la lettera)   La mano di Dio invece ti ha pescato…..invece parti.

Rumori di guerra.

 

TEODORO   La morte di mio padre mi commuove meno della vita solitaria che mia madre conduce tra estranei. Non la rivedrò più?! Non potrò più confortarla, come avevo sperato di fare un giorno?Quella poveretta crede che mi sono sistemato, che riesco a vivere: invece ho sempre detto delle bugie, ho finto di star bene, di guadagnare….. Ma perché arrabbiarsi? Ora ce l’ho un’occupazione! Parto: vado a fare qualcosa di pratico, di concreto. Vado ad uccidere… nemici, certo…ma vado ad uccidere…forse al ritorno… Debbo scriverle: le scriverò che sto bene e che guadagno molto. Le lettere potrei mandarle qui a Giovannino che le imposterebbe. Così lei non capisce che sto alla guerra.

Si sente il rumore del convoglio ferroviario in partenza…aerei, bombe, ecc….

 

BUIO. Per qualche istante nel buio i rumori della guerra diventano quasi assordanti.

 

MUSICA (canzone). A mano a mano che la musica cresce, i rumori calano d’intensità fino a sparire.

 

Quando torna la luce, Anna è seduta al centro.

 

ANNA A Roma mi parve di essere caduta in un mondo nuovo, ove la gente, più che preoccuparsi della parte pratica e materiale della vita, sembrava badasse all’eleganza, alle belle feste, ai divertimenti….I veri disagi e i veri sacrifici cominciarono quando ebbi consumati quei pochi risparmi che avevo portato con me. Giravo per le strade affamata e assonnata, sicura ormai di non poter più venire a capo di niente. Quando riuscivo a procurarmi l’indirizzo di qualcuno che cercava un’operaia o un’impiegata, non ero nemmeno in grado di recarmici… e rimandavo fino a quando avessi posseduti i soldi per il tram….Quando si è malandate e s’ha bisogno, riesce più difficile trovare lavoro: se infatti riuscivo a recarmi in un posto, o era tardi e quelli s’erano già provveduti della lavorante, o mi trovavano troppo malvestita e mi dicevano di ripassare perché per il momento… Passò molto prima che potessi trovare un lavoro adatto al mio stato…maschera in un cinema del centro…si…ero incinta……..Mi accadeva di pensare a Teodoro tutte le volte che le cose andavano meglio… tutte le volte che ero più felice, come a farlo apposta perché diventassi triste…. Che farà adesso?  Sarà tornato dalla guerra?

 

Anna si è nel frattempo alzata  in piedi guarda fissa nel vuoto e si tormenta le mani.

 

Marco in maniche di camicia al tavolo è assonnato e beve del vino rosso. Teodoro è seduto dall’altra parte e fuma.

Maria in fondo si veste canticchiando una canzoncina dell’epoca.

MARCO (a Teodoro che tace) Su, racconta, non farti pregare.

TEODORO  Ottenuto il congedo, sono tornato a Crotone con una raccomandazione di una persona influente. La raccomandazione mi ha aiutato ad ottenere un impiego in una fabbrica da dove dovevo muovere i primi passi per promuovere le iscrizioni alla sorgente Camera del Lavoro.

MARCO Bene!

 

TEODORO  Ero certo di riuscire, benché il compito che mi era stato affidato non fosse tra i più semplici…Ho capito la guerra, ecco tutto. E nella guerra ogni altro fenomeno diventa un semplice bacillo visto al microscopio. (Pausa) Un giorno dissi ad alcuni compagni, mentre eravamo riuniti per la colazione, che bisogna organizzarsi, prendere un’iniziativa, dimostrare che anche in quel piccolo centro si sapeva fare qualche cosa per difendere in modo unitario la coscienza vacillante di molti di noi…

MARCO   E chi ti capiva?!

TEODORO Già! Sembrava che nessuno volesse capire….anzi…si domandavano a cosa servisse organizzarsi di nuovo, e riprendevano a mangiare ridendo, facendo chiasso…. Alcuni giorni dopo il Capo del Personale mi chiamò a rapporto: “Poiché non avete voluto capire la lezione, sabato venite a prendere la busta e fatemi la cortesia di non farvi più vedere.” ….Capisci?!…Proprio mentre mia madre mi scriveva questa lettera: “(legge) Caro Teodoro, ho ricevuto la tua cara coi soldi, e mi fa piacere che ti sei sistemato bene in una fabbrica importante dove puoi fare la carriera e andare avanti, perché così sarai felice ed anche io sono contenta che non sbatti più a destra e a sinistra, perché ci avevo sempre un pensiero per te.”

Teodoro ha un gesto di rabbia, sbatte il pugno sul tavolo.

 

MARCO Povera donna!

TEODORO  Bisogna ricominciare da capo. Devo ricominciare tutto da capo!

MUSICA (canzone)

 

ANNA A Roma, l’esperienza di vita con l’operaio Giorgio Russo fu  abbastanza dura. C’è un bel dire che la vita era facile allora, e che soldi ve n’erano! Per me la vita non fu facile, mi toccò sempre lavorare, con la paga di lui non si riusciva a tirare avanti.

Una domenica mi sveglio più tardi del solito e mi trovo sola nel letto…..Pippetto è al mio fianco, dorme ancora, con la mano chiusa a pugno contro l’orecchio.

Giorgio è già uscito: il cappello manca dall’attaccapanni, ed è strano perché nei giorni di festa non è mai uscito solo. Dove sarà andato? Perché se ne è andato così presto? Perché non mi ha avvertita?

Il bambino dorme ancora, ma si lagna nel sonno. I fiorellini gialli del parato, la porta socchiusa, il cassetto aperto, la macchia di sole che si espande, la connessura del pavimento e la macchia di umido sul soffitto… Sento l’odore della polvere che si solleva ad ogni ventata, il rumore del lavandino che ogni tanto gorgoglia come se facesse I gargarismi. Il letto è ancora disfatto dalla notte. Ho sopportato tanto tempo solo per il bambino, ora però mi sono accorta dell’errore!

MUSICA

MARIA Tornò a Napoli, Anna, col suo bambino gracile e malaticcio….Non aveva più la forza di combattere e di lavorare. Era diventata magra e col cuore che funzionava Dio sa come. Guardata male un po’ da tutti per quel bambino che non si sapeva di chi fosse, la vita le divenne ancora più grave. Con gli aiuti che potevo offrirle, ben magri d’altronde, riusciva appena a tener su il piccolino e i sacrifici si accumulavano ai sacrifici e le sofferenze non si contavano più. Avrebbe accettato qualsiasi situazione pur di vedere Pippetto rimettersi sulle gambe. E di giorno in giorno sperava nel ritorno di Teodoro o almeno in un suo scritto dove dicesse delle sue condizioni e dei suoi propositi. Ma quello che si spera è sempre difficile ottenerlo….invece, un giorno incontrò Marco De Martino, che alla fine della guerra era tornato a Napoli e vi si era stabilito. Si riconobbero presto i due compagni di fabbrica e furono subito simpatici l’uno all’altra.

ANNA Una sera io e Marco andammo fuori città…era quasi notte…ci spingemmo dove i vasti terreni vuoti si alternano a costruzioni appena iniziate…Passeggiavamo in silenzio…a braccetto…le nostre mani si cercavano…ci spingemmo tra l’erba, in un prato senza fine, segnato solo da una linea fosforescente sotto il cielo pesante…Ci baciammo….ci distendemmo in terra…gli sterpi pungevano…si infilavano nelle orecchie e….. lontano….la città era come un filo di fuoco…. Marco….tu mi vuoi bene…vero?!

MARCO Speravo di trovare in lei i caratteri della femminilità, invece non trovai che una donna fredda che mi faceva disperare perché sentivo che pensava sempre ad un’altro.  Io… io credevo di volerle veramente bene. O gliene avrei voluto di più se si fosse mostrata più arrendevole? O forse meno arrendevole e più innamorata?! Non sapevo neppure io cosa avrebbe dovuto darmi Anna perché in me nascesse l’amore che non sentivo.

TEODORO  Tornato a Napoli   trovo lavoro in una fabbrica di conserve alimentari, grazie alle bugie che riesco a dire al direttore per farmi assumere:  (passa dal presente al passato rivolgendosi ora direttamente agli altri compagni) gli ho fatto credere che mi intendevo di latta per le scatole, di stampi e di fusione….Il capo personale si è impietosito delle mie condizioni e delle preghiere che gli ho rivolto e mi ha fatto lavorare come aiutante…. Non ne sapevo nulla…quel lavoro non l’avevo mai fatto, eppure dopo qualche settimana manovravo gli stampi con competenza e conoscevo a menadito le misure degli stagni che occorrevano per i diversi tipi di scatole.

Ma i compagni mi guardano male. Hanno notato che mi disinteresso di questioni politiche e, ignorandone la ragione, mi classificano tra quelli che si dichiarano apolitici e poi danno una mano ai principali. “Ce lo hanno messo per controllare le nostre manovre politiche” dicono, senz’accorgersi che mi sforzo di tenermi lontano non dalla lotta in sé, per le disavventure che mi erano capitate, ma dal partito. Non s’accorgono che in me ha preso il sopravvento la sfiducia per l’azione lenta e faticosa del partito, il quale fa da inquisitore contro i nuovi rivoluzionari, e ne paralizza l’azione accordandosi con tutti, tranne che con i veri            compagni?….

MARCO   Il bambino è ammalato e non si alza da giorni.

MARIA Lo arrangiammo su di un vecchio divano a fiori rossi, con le spalle appoggiate a due cuscini e una vecchia scatola di sigari sulle ginocchia.

ANNA            Nella stanza stanno appesi panni umidi, bianchi. Il medico ha detto che per aiutare la respirazione bisogna tenere, in questi mesi di caldo, dell’umido nella stanza. Ma i panni, invece di essere tesi, sono stati buttati sulle sedie, appesi agli spigoli di uno specchio ed alle maniglie delle porte: è come un bucato ritirato in fretta dai balconi. Tutta la camera, questa specie di salotto formato da un divano, da una poltrona a fiori rossi e da uno specchio che ha farfalline di mercurio, è in disordine. Le coltri del letto sono gialligne e macchiate; sul risvolto del lenzuolo è appiccicata una caramella verde, mezza succhiata.

MARIA   Pare che il bambino abbia qualche cosa tutta sua da pensare; socchiude le palpebre e appoggia il capo sulla spalla. (Pausa.) Nella stanza vi è odore di medicinali. Un bicchiere d’acqua, forse della mattina, si va riempiendo di bollicine d’aria, che dal fondo salgono alla superficie; sul cristallo ombrato corrono le mosche, che in trasparenza diventano grosse e schifose; vi si vede riflessa anche la lampada del cassettone, coi suoi fili doppi e incandescenti. — Tutto in un bicchiere!

MARCO  Appena tornai dal lavoro mi precipitai dal medico e lo portai a casa….Gli tastò distrattamente la pancia piccola e gonfia senza guardarlo in faccia e senza dire cosa avesse…Quando andò via, rimasi solo con quel bambino non mio… provai a farlo sorridere …ma Pippetto rimase muto con gli occhi fissi alla parete di fronte… .aveva mani gommose e gli angoli della bocca sudici: ogni tanto una mosca gli correva per il volto a precipizio…. Mi ricordai all’improvviso quando stava bene e scherzava, quando mi vedeva in cortile e mi correva incontro su quelle sue gambette esili dicendo cose impensate…   Presi il “Corriere dei piccoli” e cominciai a leggere piano “Capitan Cocoricò guarda in giro e dice ohibò!”….”Ti piace Capitan Cocoricò, con quel barbone?”. Ma Pippetto aveva la testa china sulla spalla e sembrava dormisse……

MARIA  Era morto, Pippetto…..era morto….con la testa china sulla spalla…. sembrava che dormisse….

Anna si accascia sul letto

 

MUSICA

 

MARIA Dopo la morte di Pippetto, la vita di Anna è diventata più difficile…le sue condizioni fisiche sono peggiorate…Quando Marco esce di casa al mattino, Anna riposa e il suo cuore batte a sbalzi, il suo fisico è debole e ha la mente annebbiata…. il suo interesse per Marco è scemato, dal momento che le sue condizioni economiche non gli hanno permesso di salvare Pippetto… Marco parla sempre di un brevetto di cui non si vede la fine…. è sempre più impaziente e nervoso… i disagi sono aumentati…

Anna è sdraiata sul divano, sofferente. All’improvviso ha uno slancio, si solleva e si mette seduta.

 

ANNA   Teodoro è a Napoli, lo sento!

MARCO   (con irritazione) Stai sempre a pensare a lui! Se ti interessa, cercatelo, e vattene con lui!

ANNA Ti sbagli. Vuoi per forza farmi pensare una cosa che non penso. Era anche un tuo amico, dopo tutto.

MARCO   Ecco, appunto, dopo tutto. Chissà cosa starà facendo.

TEODORO  (dall’altra parte della scena seduto al tavolo e leggendo da un giornale) Lo sciopero dei metallurgici ha provocato dei disordini in città. Le strade appaiono deserte, perlustrate da carabinieri a cavallo. Nelle vie principali, agli imbocchi dei vicoli, vi sono picchetti armati, nei palazzi dai cortili più spaziosi vi sono acquartierati interi reparti dell’esercito…  Io dovrei essere lì, coi compagni in lotta…. (abbassando il giornale e sollevando lo sguardo come a rincorrere un pensiero) Il quindici per cento di aumento sul salario, ecco. Io guadagno dodici , dunque il quindici per cento sarebbe: uno e venti più sessanta, la metà, e fanno… uno, uno e ottanta. Dodici più uno e ottanta guadagnerei allora tredici e ottanta. Bisogna darsi da fare!  Una coscienza operaia ci vuole. Molti non ce l’hanno: ecco la deficienza del proletariato….Il proletariato è deficiente perché non riesce ad industriarsi per un avvenire migliore….(indossando una giacca) Non ricadere nell’errore politico…il vero pericolo è questo….non bisogna lanciarsi nella lotta di nuovo senza una preparazione, senza la spinta necessaria ad arrivare fino in fondo…in fondo….in fondo sono le ombre delle ciminiere che attraversano la strada polverosa come tanti tronchi….

(posa il giornale sul tavolo e fa per uscire di scena) Ma che cosa vado a fare da lei? Dopo tutti questi anni!… Ormai convive con quell’avvocato con cui usciva tempo fa… lo spilungone! Chissà se ci sarà anche Anna e come sarà diventata…. Non aprirò bocca… meglio lasciar correre le cose per il loro verso… meglio!

MUSICA (canzone)

Entrano in scena Anna e Maria, allegra come al solito

Entra in scena Teodoro

 

MARIA    Teodoro! Come va? Non ti sei fatto più vivo!

TEODORO  Avrei voluto… però…

MARIA Ora ci racconti tutto quello che hai fatto in questi anni…

TEODORO  Io? Gesù! E che vi credete che ho fatto di straordinario?… Un po’ di guerra? E chi non l’ha fatta!

MARIA         Ci dev’essere dell’altro. E questo ‘altro’ dev’essere veramente avventuroso.

TEODORO  E che ci può essere d’altro che valga la pena di raccontare? Giusto le mie sventure di rivoluzionario, tanto per riderci sopra….ma non ho voglia di parlarne…

MARIA Dove abiti ora a Napoli?

TEODORO Abito sulla collina di Posillipo…in quel punto dove scende a strapiombo sul mare…

MARIA Stai lavorando?

TEODORO Si… in una fabbrica di conserve alimentari.

MARIA Bene! Vado a fare il caffè…

Maria esce di scena

Teodoro si avvicina ad Anna.

 

TEODORO  Ti sei unita con Marco?

Anna annuisce

 

TEODORO  L’avevo immaginato.

ANNA E’ stato necessario… Avevo un bambino, dovevo curarlo. Invece è morto…. a giugno. Il diciotto fa un anno. E da allora, Teodoro mio, non è entrato né un soldo né un po’ di bene in casa! Mi devi credere su quell’anima innocente! (Pausa) Lui ora è disoccupato… e se non fosse per Maria, ma… neppure Maria può fare miracoli… E lui…. non è riconoscente, né mortificato di vivere alle spalle di mia sorella…

TEODORO  Che tipo!

ANNA Dice che aspetta la ricchezza da un’invenzione….Va sempre dietro ad un ingegnere, mezzo spostato, che gli fa mille promesse e non lo paga mai.

TEODORO  Dio li fa e poi li accoppia!

Anna guarda Teodoro contrariata

 

TEODORO   Scusa non dicevo di te, ma di certa gente…

ANNA Quando vedo la gente che getta soldi per sciocchezze divento cattiva. Ma è mai possibile che ci dev’essere chi è senza pane e l’arricchito di guerra che può permettersi qualsiasi lusso?

TEODORO  Se ti capisco! In guerra ho visto tante persone morire per un metro di terra che poi veniva riconquistata dal nemico il giorno dopo! Tanti sacrifici per nulla. O meglio per arricchire chi si continua a fare i porci comodi suoi. Mi fa una rabbia!

ANNA Spesso la notte non viene a casa, dice sempre per quel brevetto… (tossisce e sembra perdere le forze)

TEODORO   (sorreggendo Anna) Che c’è? Non ti senti bene?

ANNA Non è niente, passa subito.

TEODORO   Siediti….(toccandole la fronte) hai la fronte bollente…Vuoi dell’acqua?!

ANNA No, grazie…adesso passa….Sono proprio sfortunata! Ogni tanto debbo ricorrere a Maria. E lei non sempre mi può aiutare perché quando quel coso lì, il suo amico avvocato, non vuole, non c’è verso….. Tu solo puoi fare qualcosa.

TEODORO  Io?  E cosa?

ANNA   Devi convincere Marco a rimettersi al lavoro.

 

TEODORO  Non voglio vederlo….Se tu sapessi quello che mi ha combinato quell’uomo!…

Mi lasciò solo a Taranto… Lui lavorava in un piccolo circondario ed io rimasi senza un soldo, senza nessuno che mi aiutasse. Poi gli scrissi prima di partire, niente. Gli riscrissi da Crotone, niente! Mi avesse risposto almeno una volta quel bastardo!..

ANNA Ti prego!

TEODORO    Uffa… Vedrò

ANNA Ti prego, fallo per me.

TEODORO   Non è facile e….. se lo faccio, ricordatelo…. è per te, non per lui…

ANNA   Grazie!

TEODORO   (ad Anna) Ma tu lo ami sul serio?

Anna non risponde

 

TEODORO E che cosa senti per me?!

ANNA (dopo alcuni secondi di esitazione) Voglio bene a tutti e due.

TEODORO  Ora potrei aiutarti io: non ti farò lavorare, non ti farò mancare nulla…..così non dovrai più guardarlo in faccia.

MUSICA (canzone)

 

Al tavolo

MARCO   (a Teodoro) In te si sovrappone il desiderio di aiutarla, praticamente, e il desiderio di possederla. Quale dei due sentimenti sia più spontaneo, non lo so.

So solo che sotto il desiderio di aiutarla, c’è anche quello di mortificare me, per farmi sentire un incapace, un fallito. Ma non sono stato forse io l’unico ad aiutarla quando aveva bisogno?!

Anna interviene nella disputa, che rischia di degenerare.

ANNA Vi prego, fate pace. Non impuntarti Teodoro!…Questa situazione così tesa può essere un male per tutti, mentre è  necessario che tra noi ci sia accordo e  pace.  Fallo per me!

I due amici si guardano in cagnesco per qualche secondo, poi si stringono la mano.

TEODORO Fittiamo una casa su una spiaggia dei dintorni e andiamo ad abitarci insieme…. tutti e tre… Così tu, Anna, potrai fare vita sana, al sole, sulla spiaggia… curandoti il più possibile. Io e Marco potremmo continuare i nostri lavori e la domenica la passeremmo insieme… a  divertirci….

MARCO E i soldi?

TEODORO Per ora anticiperò tutto io, con i miei risparmi. Appena potrai mi rimborserai della mia parte.

Marco guarda Teodoro in silenzio

BUIO

MUSICA

 

MARIA Anna, Teodoro e Marco giunsero in quel rione di domenica e presero possesso di una casetta dalle mura bianche, arredata con pochi mobili tarlati. Il primo giorno lo occuparono a rassettare, a mettere a posto la biancheria, dandosi voce da una stanza all’altra e le loro grida felici risuonarono negli ambienti di cemento quasi vuoti.

Marco, Teodoro ed Anna sono al tavolo del Bar.

Ridono e brindano felici.

 

ANNA Anche in tre si può stabilire una vita ordinata. Non vi devono  essere disaccordi tra noi. Ognuno caccerà un tanto di soldi per mangiare e tutti mangeremo alla stessa ora…così si risparmia! Poi…quando saremo diventati qualcosa….Allora…che ve ne pare?!

I tre brindano e gridano contemporaneamente : Siiiiii!

 

MUSICA

 

In casa

MARCO (ad Anna porgendole una lettera)  Ecco, vedi?… l’ingegnere!?… Tu dicevi che era un mascalzone… Leggi!

ANNA (dopo aver letto frettolosamente la lettera) Bene! E a che ti serve?!

MARCO Come a che mi serve?! E’ un ottima presentazione per cercare un posto nei paraggi, alla Ferriera dell’ILVA per esempio!

ANNA  Speriamo!

MARCO  Ora vado… ci vediamo all’ora di pranzo.

Marco esce di scena e sale sul praticabile verso le ciminiere.

 

MARCO (estraendo un giornale dalla tasca e leggendo ad alta voce)

“Si cercano quattro aggiustatori attrezzisti per meccanica di precisione – Rivolgersi Ferriere ILVA, Direzione Personale, dalle 16 alle 18 tutti i giorni feriali, escluso il sabato”…..Oggi è giovedì…il mio giorno fortunato…Se mi assumono mi libero dalla schiavitù di Teodoro e faccio io le spese per Anna…. non deve accettare più niente da lui, nemmeno le medicine che ogni tanto le porta, facendo la carità pelosa, perché gli piace fare il martire e il bellimbusto con lei. Ma si crede che uno è scemo e non se ne accorge? La pazienza ha un limite.

Marco esce di scena

 

MUSICA

 

Anna è sdraiata sul divano. Teodoro è accanto a lei.

 

ANNA   Tu Marco lo conosci: è nervoso, strilla per niente, ma dovete fare pace…. Io non ho più la forza di combattere.

TEODORO  Sempre che lui non ricominci a fare il cretino!… Per conto mio…

ANNA Io non ce la faccio più. Vado giorno per giorno sempre più giù…..Mi sento venir meno le forze, il cuore…

TEODORO  Sono crisi passeggere….Vedrai… passerà presto anche questa, come sono passate le altre.

ANNA Marco fa il comodo suo. Entra ed esce quando vuole…e neppure tu ti accorgi più di me. Se esisto, se non esisto….se soffro o non soffro…

TEODORO Sei pazza!

Anna scoppia a piangere.

Teodoro cerca di confortarla.

 

TEODORO Non farti sangue acido con queste sciocchezze… Chiamerò un medico… uno specialista… così ti rimetterai completamente… Più t’arrabbi e più stai male! Riposa adesso…..

Anna si sdraia sul divano e Teodoro la copre con un plaid

 

MUSICA.

 

TEODORO (tra sé) Devo dire a Marco di lasciarla in pace… di farla guarire… dimagrisce giorno per giorno e gli occhi le si spengono… soffre senza dirci nulla….

BUIO

Teodoro sale sulla scala e raggiunge Marco in cima al praticabile.

 

TEODORO  Lasciala in pace. Bisogna lasciarla guarire.

MARCO    Potevi pensarci prima, no?, che bisognava lasciarla in pace.

TEODORO    Che intendi dire?

MARCO   Potevi evitare di metterla incinta, ecco che cosa voglio dire.

Teodoro si scaglia contro Marco.

 

VOCE OFF di Anna: Dovete fare pace…. Io non ho più la forza di combattere.

Teodoro frena la sua ira nel ricordare le parole di Anna.

 

TEODORO Anna soffre e bisogna lasciarla in pace… ora dobbiamo pensare a noi in quanto classe… Capisci cosa voglio dire?!..Non possiamo farci giocare…non possiamo isolarci!

MARCO Anch’io ho pensato lo stesso, perciò come mi hanno dato spago, ho fatto tutto quello che ho potuto. Tanto a me che me ne inporta! Se viene bene, viene bene, se no buona notte! Vedrai dove si va a finire. Le cose vanno di male in peggio, a Torino e a Milano scioperi da far rizzare i capelli e qui il ventre della vacca…siamo gli eterni buoni ragazzi noi..

TEODORO Bisognerebbe essere al corrente dei fatti, se no si può finire…

MARCO Finire?…Che finire?!… Io ho già tirato la mia linea. O va bene e mi metto a posto, o va male e se la vanno a pigliare a quel paese tutti quanti…Neh, che ci perdo?! Me la so scappottare al momento dell’imbroglio io!

TEODORO Non perdi niente è giusto. Ma devi tenere d’occhio la cosa in generale, non il tuo tornaconto….

MARCO A me importa fino ad un certo punto la cosa in generale. Debbo pensare pure a me, no? Certo quando mi dicono di fare una cosa, la faccio..

TEODORO  Chi è che ti dice?

MARCO Beh, una volta che ci siamo ti dico le cose come stanno. Ho saputo che o fanno uno sciopero in piena regola, oppure gli operai occuperanno le fabbriche

TEODORO Quando?

MARCO A momenti…Perché non ci stai pure tu?

Teodoro non risponde.

 

MARCO  Lascia fare a me. Domani non andare a lavorare. Ci penso io a farti entrare nel mio cantiere.

TEODORO  Mi pare una pazzia..

MARCO Siamo in ballo… Dimmi una cosa: tu ci tieni a perdere il posto che hai?!… No?! E allora lascia fare a me. Se le cose vanno male vedrò di aggiustarti nella ferriera.

I due escono di scena

BUIO

 

MUSICA (effetti sonori : mare)

 

Anna è sdraiata sul divano. Si alza lentamente e va verso il tavolo, dove trova un biglietto.

 

ANNA (leggendo ad alta voce) Cara Anna, siamo andati in città assieme. Non sappiamo ancora se stasera torneremo o no. Stai senza pensiero. Ricordati di dare le due lire al fruttivendolo… Saluti Teodoro…  Marco.Cosa sono andati a fare in città?!

Anna ha un mancamento. Si appoggia al tavolo, poi, si dirige al divano. Tossisce..cerca un panno nascosto sotto il cuscino che è sul divano…Tossisce nel panno, che si sporca di sangue…Cerca di bere dell’acqua da un bicchiere, ma non ci riesce, prende delle pillole che le scivolano di mano… Cade riversa sul divano …morta…

 

MUSICA

Marco entra in scena correndo. Vede Anna sul divano e piange…la accarezza, poi si allontana. Sale sulla scala e scorge in cima Teodoro.

I due ragazzi sono nelle posizioni in cui erano nella prima scena.

 

MARCO E’ morta!…E’ morta!

Teodoro piange.

Marco si gira e si siede su uno dei gradini.

 

TEODORO Avrei potuto farla felice, solo che fossi stato meno orgoglioso…. La colpa è di Marco…. ma tocca a me scontare la morte di Anna… Non sono stato capace di dominare… di obbligare Marco a… ma quel che è fatto, è fatto…..

Teodoro resta in piedi.

MUSICA (effetti : vociare di protestanti)

Maria entra in scena dal lato del bar.

 

MARIA Lo sciopero dilaga… L’eroica resistenza di Torre Annunziata… Morti e feriti… Marco, dopo aver trovato Anna morta se l’è svignata… Teodoro, dopo la resa degli operai tornati stanchi e schifati a casa, pensando ad un tradimento e alla disorganizzazione che ha reso impossibile l’impresa, viene trattenuto dalla polizia per il ferimento del conducente del trenino aereo Antonio Di Stasio, poi viene spedito a Napoli dove il suo mandato di cattura è completato con altre notizie : gli si imputa il ferimento di tale Giuseppe Corona Di Francesco, nato a Crotone…  Per questo era scappato di lì… Nessuno sapeva…

Le luci calano

 

MUSICA

 

Sullo schermo appare il volto di Zavattini che legge dal romanzo ad alta voce. Mentre legge, le immagini del sogno di Teodoro si mescolano alla sua voce.

 

VOCE OFF   Teodoro siede, socchiudendo gli occhi al piacere del riposo…..La fronte gli si imperla di sudore. A chiudere gli occhi gli pare che il suo corpo si gonfi…. Suda, col capo chino sul petto: l’odore nauseante del suoi panni gli torna alle nari e nella mente gli appare il suo corpo sempre più grosso e disfatto.

            Solo il viso gli è rimasto, quel maledetto viso da bambino, tutto il resto è perduto, l’anima e il corpo, lasciati chissà dove per sfuggire a quel senso d’oppressione che lo ha inseguito per tutta la vita…Teodoro già dorme sulla sedia e i rumori nel sogno si mescolano ai ricordi: tre uomini con le maglie a righe rosse nel cantiere pieno di sole gli danno dei soldi, ma ridono di lui, vigorosamente tossendo, e lui scappa sulla banchina che brucia dal sole e i tre uomini gli sono davanti….e ridono….ridono

            Riesce ad acchiapparne uno per il collo e a conficcarlo in una parete, come un chiodo; e poi il secondo; e poi il terzo; ma le teste grigie degli operai si muovono sempre; ed egli dà colpi sulle teste di quei chiodi, che sono diventati tanti e tanti, conficcati sul muro bianco, immenso.

Buio.

 

 

FINE

L’articolo “Tre operai”. Dal romanzo di Carlo Bernari al testo teatrale del figlio Enrico Bernard sembra essere il primo su Corriere dello Spettacolo.

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