La Carta Internazionale di Roma su clima e salute per salvare il pianeta

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di Francesco Nardone.

Roma, 7 Dicembre 2018 – Promuovere, attraverso la redazione di una Carta Internazionale firmata dai più importanti esperti su salute e clima, un approccio intersettoriale e multidisciplinare per stimare e prevenire eventi legati ai cambiamenti climatici e preparare le autorità a mettere in atto misure per ridurre gli effetti avversi sulla salute. Ecco l’obiettivo del primo Simposio Internazionale Health and Climate Change, che si è svolto a Roma all’Istituto Superiore di Sanità. Ben 22 sessioni, tra cui tre plenarie, 500 ricercatori provenienti da più di 30 Paesi.

«L’OMS oggi ci dice che circa 250mila morti l’anno nei prossimi vent’anni saranno attribuibili, direttamente o indirettamente al cambiamento climatico – ha detto Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità –. Come scienziati abbiamo il dovere di richiamare l’attenzione su questo problema, farlo diventare una priorità e indicare strategie per invertire questa drammatica tendenza prima che sia troppo tardi».

Ecco perché la Carta Internazionale di Roma su salute e cambiamenti climatici dovrà servire anche a far crescere la consapevolezza su queste tematiche cercando di porle al centro di tutte le agende.

«Per la prima volta la comunità scientifica, che ormai da tempo concorda nel ritenere tra i problemi sanitari più rilevanti gli effetti del clima sulla salute, si riunisce per indicare le azioni prioritarie che devono essere messe in atto sulla base delle evidenze scientifiche», ha aggiunto Ricciardi.

Le numerose sessioni del convegno hanno coperto tutte le tematiche che interessano il tema della relazione tra salute e clima. Dalla salute degli ecosistemi alle malattie trasmissibili e non, dalle zoonosi, alla salute mentale fino alla salute dei bambini e molto altro, oltre ad affrontare le tematiche inerenti all’aria e all’acqua, strettamente legate anch’esse all’evoluzione degli ecosistemi e quindi anche a come essi cambiano ciò che determina le condizioni della nostra salute.

«I cambiamenti climatici sono la vera minaccia globale di questo secolo e attraversano tutta la condizione umana e ambientale – ha poi affermato Ricciardi – dalle ondate di calore, all’approvvigionamento idrico fino a quello alimentare e allo smaltimento dei rifiuti. La qualità della nostra vita, la nostra salute e la stessa nostra sopravvivenza sono quindi messe a serio rischio dai cambiamenti climatici prodotti soprattutto dall’inquinamento. Gestire queste trasformazioni, cambiare rotta è diventata la vera emergenza e la vera sfida. La comunità scientifica oggi ha fatto un primo passo per condividere questa consapevolezza e farla diventare una responsabilità e un impegno comune. Questa sfida – ha precisato il Presidente – si vince con la collaborazione di tutti. Dai decisori politici, al mondo industriale, a quello dell’educazione e attraverso i nostri atti quotidiani. C’è bisogno di tutti».

Il tema salute è ora inscindibilmente legato ai cambiamenti climatici ed è sempre presente all’Istituto Superiore di Sanità dove in questa direzione è stato sviluppato dal Dipartimento Ambiente e Salute dell’ISS attraverso il progetto della casa della sostenibilità che diventerà una costruzione ecosostenibile, un modello per sfruttare le risorse e le energie rinnovabili, ridurre gli sprechi, migliorare il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio.

La casa della sostenibilità, che sarà adattata e sviluppata nel giardino dell’Istituto, rappresenterà anche un luogo di interazione con l’esterno: sarà sede di corsi di formazione, laboratori scientifici per studenti, mostre e attività divulgative aperte al pubblico.

La casa quindi sarà anche modello educativo per le giovani generazioni e per chi la visiterà poiché funzionerà attraverso meccanismi di energia pulita e vi saranno utilizzati materiali di recupero e di riciclo a impatto ambientale ridotto, indicando così ai visitatori un diverso modello di vita rispettoso della salute ambientale e umana anche tenendo conto dei cambiamenti climatici.

«Si corre il serio rischio – ha spiegato infine il presidente dell’Iss – che i nostri nipoti non possano più stare all’aria aperta per gran parte dell’anno a causa dell’aumento delle temperature: il pericolo concreto è che le ondate di calore, che nel 2003 hanno fatto 70mila morti, possano passare da periodi limitati dell’anno a oltre 200 giorni l’anno in alcune parti del mondo. Due generazioni, ovvero 20 anni, abbiamo per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell’uomo e dei territori».

neifatti.it ©

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