Stefano Cucchi, le dichiarazioni scioccanti: “Verbali modificati”

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Ilaria Cucchi denuncia: "Stefano piantonato anche da morto"

Sono state modificate le annotazioni sulle condizioni di salute di Stefano Cucchi. E’ quanto emerso nella giornata di ieri 6 dicembre 208, durante la nuova udienza del processo a carico di cinque carabinieri, tre dei quali imputati per la morte del geometra romano. Attraverso l’audizione del luogotenente Massimiliano Colombo Labriola, uno degli indagati, sono stati ricostruiti gli avvenimenti nella loro sequenza cronologica.

Le dichiarazioni in aula

 “Io non ho mai visto Cucchi – ha detto Colombo Labriola, comandante della Stazione dei carabinieri di Tor Sapienza -. Solo la mattina del 16 ottobre 2009 ho appreso che nella notte i carabinieri della Stazione Appia avevano portato nelle nostre camere di sicurezza un detenuto, e che durante la notte non si era sentito bene, tanto che era stato chiamato il 118″. Il luogotenente non sentì parlare più del giovane, fino al 26 ottobre 2009. “Mi telefonò il maggiore Soligo, comandante la Compagnia Montesacro, che mi invitò a raggiungerlo. Nel suo ufficio mi disse che Cucchi era morto, la procura aveva aperto un’inchiesta e che i militari in servizio quella notte avrebbero dovuto fare un’annotazione di servizio per indicare il loro ruolo“.

“Il 30 ottobre 2009 – ha dichiarato Colombo Labriola – era in programma la visita quadrimestrale del comandante della Compagnia; quella mattina il maggiore Soligo mi contattò dicendo che le annotazioni redatte dai carabinieri Colicchio e Di Sano (autori delle annotazioni) non andavano bene perché il contenuto era ridondante, erano estremamente particolareggiate e, nelle stesse, si esprimevano valutazioni medico-legali che non competevano loro”. Secondo quanto riportato, i due carabinieri furono in seguito ascoltati dal maggiore Soligo. I documenti furono trasmessi al tenente colonnello Francesco Cavallo, all’epoca Capo Ufficio Comando del Gruppo Roma, e poi ritornarono indietro con testo cambiato e la scritta “meglio così. Una mail questa, che Colombo fece visionare al Nucleo investigativo quando, il 5 novembre 2015, si presentò in caserma chiedendo di vedere tutti gli atti riguardanti Cucchi. Ma “il comandante del nucleo investigativo non la acquisì“.

Stefano Cucchi, nuova consulenza: non morì di epilessia

Stefano Cucchi non morì di epilessia. Ad affermarlo Federico Vigevano, epittologo di fama mondiale, ora consulente della procura. “Escludo la morte per epilessia. Non ci sono elementi indicativi di crisi epilettica. Non aveva avuto ricadute da cinque anni. Anche la posizione del ritrovamento del corpo, di fianco, naturale, esclude tale ipotesi”. Nel 2016 la perizia del collegio nominato dal gip, nell’inchiesta bis del caso Cucchi, aveva invece sostenuto che la morte del detenuto avvenne “in maniera improvvisa e inaspettata a causa dell’epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale, in trattamento con farmaci anti-epilettici”. 

Pochi giorni prima del suo arresto, però, Stefano Cucchi stava bene. A raccontarlo è stata in aula la cugina Viviana, che insieme con alcuni familiari incontrò il giovane a cena a inizio ottobre 2009. “Fu lui ad organizzare una cena in un ristorante sull’Appia andammo a mangiare una pizza. Ricordo che stava bene, si muoveva normalmente, mangiò molto con appetito“. La ragazza ha ricordato anche che il mese precedente, Stefano andò a casa sua. “Era un po’ giù di morale, aveva avuto problemi di tossicodipendenza e sapevamo che si stata riattivando. La sua difficoltà era perché non era facile; aveva scarsa autostima e cercai di tirarlo un po’ su. Ci raccontò che faceva sport, che gli piaceva. La sua forma fisica era normale, buona“.

 

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