Coric: “Il mio momento sta arrivando. Totti mi fa sentire parte della famiglia della Roma”

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LaPresse

“Il mio momento alla Roma sta arrivando”. Parola di Ante Coric. Il croato, arrivato in estate dalla Dinamo Zagabria, non ha ancora trovato lo spazio per imporsi in prima squadra. Il centrocampista però è fiducioso e aspetta il suo momento, godendosi la sua esperienza con la maglia giallorossa. In una lunga intervista a Sportske, Coric ha raccontato i suoi primi mesi a Trigoria e i progetti per il futuro.

Come ti trovi nella capitale?
A Roma sto benissimo, è davvero bello qui.

Cosa ti piace in particolare?
Tutto. Se parliamo di calcio, è fantastico a Roma. Lavoro alla grande, sento di aver fatto molti progressi come giocatore, i miei compagni di squadra mi apprezzano e mi rispettano, mi aiutano ad ogni passo, come tutte le persone nel club. Ho un ottimo trattamento, posso solo stare bene.

Hai l’opportunità di metterti in mostra in campo?
Arriverà anche quella. Lentamente, ma mi sto dirigendo sicuramente in quella direzione. Molti qui mi parlano, mi spiegano cosa sta succedendo, cosa si aspettano e cercano da me, e tutte queste persone dicono che sono molto contenti del mio lavoro e di come mi sto ambientando. Ho avuto mezz’ora contro il Real Madrid in Champions League, e credo che queste opportunità aumenteranno. Il mio tempo a Roma sta arrivando…

Non ti sei mai pentito di essere venuto a Roma?
Dal momento in cui ho avuto la prima conversazione con il club, Roma è stata la mia unica scelta. Tutto quello che mi era stato detto l’ho ritrovato qui. Sono arrivato a Roma come giocatore diverso dallo standard della Dinamo, il che significa che ho fatto un’enorme passo avanti nella mia carriera.

La differenza tra Dinamo e Roma è davvero così grande?
È enorme, molto grande. Sai quanto amo la Dinamo e rispetto tutti i giocatori con cui ho giocato, ma qui è un altro livello di calcio. È più veloce, più intenso, più potente, con molto meno spazio per qualsiasi errore, specialmente per quanto riguarda la tattica.

Qual è la più grande differenza?
La tattica. Ho giocato alla Dinamo con molti giocatori veloci e potenti, ma parliamo di qualità individuali. La tattica fa la differenza più grande. All’inizio, devo ammetterlo, è stato un bel problema. Sai quello che l’allenatore ti chiede, ma mentre giochi te ne dimentichi e ti perdi in campo. Anche dopo essere riuscito a entrare nel meccanismo, spunta qualcosa di nuovo che mi fa sbagliare.

Nella Dinamo non era così?
No, non ci va nemmeno vicino. Le difficoltà che ho avuto a Roma sono la conseguenza di questo approccio più libero con il quale cresciuto alla Dinamo e che ho trovato pure al Salisburgo. Non è facile liberarsi di queste abitudini. Non si parla di talento, si deve fare tutto quello che ti chiede l’allenatore. Per questo puoi avere una possibilità solo quando impari tutto, quando sei in grado di fare tutto il necessario per la squadra. In allenamento mi sto accorgendo che il mio percorso di adattamento è quasi completo.

Tutta questa tattica può essere nociva per i giovani?
È difficile, ma non è qualcosa che un giovane non può fare. Qui a Roma, tutti i giovani stanno facendo bene. Justin Kluivert ha solo 19 anni sta giocando spesso, proprio come Zaniolo e Lorenzo Pellegrini, che sono quelli con cui mi gioco una posizione in campo. Cengiz Ünder è un pezzo importante della prima squadra. La Roma non ha problemi con i giovani, ma le aspettative sono tante.

Gli allenamenti sono molto diversi da quelli della Dinamo?
C’è un’intensità diversa negli allenamenti. Si dice “stai correndo 100 all’ora”, e qui in allenamento vanno tutti a 500 all’ora. Gli allenamenti sono fondamentali e per chi non recepisce è dura scendere in campo. Ecco perché sono molto contento che l’allenatore in quattro occasioni mi abbia elogiato pubblicamente. Quindi alla fine hanno tutti la possibilità che meritano.

Qual è l’atmosfera nel club, il settimo posto non è certo quello che la Roma sperava all’inizio della stagione?L’atmosfera in allenamento è sempre buona e molto motivante per lavorare.Lo vedo tutti i giorni. Sarebbe meglio avere un’altra classifica, ma il campionato è lungo e abbiamo tempo per migliorare. In Champions League ci siamo già assicurati gli ottavi, ed è una cosa molto positiva.

Un bene anche per te che contro il Plzen potresti giocare dal primo minuto.
Lo spero, sono sceso in campo per mezz’ora contro il Real Madrid, ho avuto un problema e non so se sarò pronto per mercoledì. Tutti questi mesi ho lavorato al massimo e senza infortuni, ma credo che la mia adrenalina contro il Real Madrid è stata così tanta che ho spinto più di quanto avrei dovuto, ho stretto i denti e non ho detto nulla, perché ero troppo felice di essere in campo in quella partita.

Hai incontrato il tuo amico Nikola Vlasic nel CSKA?
Niksi è un grande ragazzo e un giocatore brillante, con cui ho giocato nelle giovanili. Non è stato facile per lui all’Everton ma ora sta dimostrando quanto vale. Dopo la partita ci siamo scambiati le maglie, così ho completano la collezione, insieme a quelle di Modric, Rog e Pjaca. Non appena incontro un croato sfrutto l’occasione (ride ndr).

Come ti trovi in città?
Quando sei un giocatore della Roma, in città tutti impazziscono per te. Ovunque vada la gente si entusiasma, e sento urlare “Corić, Corić…”. E ‘incredibile come i tifosi siano attaccati alla squadra, e come conoscano ogni giocatore. Puoi anche far parte della Primavera, ma tutti ti conoscono lo stesso.

Hai incontrato Totti?
È nel club ogni giorno, guarda tutto il nostro allenamento. Mi piace molto come si interessa alla squadra e a tutti i giocatori. Quando parla con me mi sento fortunato. Roma è la sua famiglia e ci tratta come se ne facessimo parte. È incredibile… Ogni volta che si vede in città c’è il caos per strada, al ristorante o dove si trova.

Sappiamo che parli fluentemente inglese e spagnolo, come va con l’italiano?
Posso dire con orgoglio che il 90 per cento di tutto ciò che sento lo capisco molto bene. Sfortunatamente, sono ancora un po scarso, specialmente quando non si parla di calcio. Quindi durante gli allenamenti non ho problemi di comunicazione, ma al di fuori del campo devo migliorare. Quello inizialmente era un grosso problema, perché l’atmosfera era ottima. I ragazzi sono davvero divertenti e io non li capivo. Ora però sto migliorando. Sono felice che il calcio mi abbia aiutato a parlare così bene tre lingue. Queste cose ti rendono la vita molto più facile ovunque tu sia.

In nazionale sembrano essersi dimenticati di te.
Onestamente speravo in una chiamata perché per anni ho fatto parte di quel gruppo e ho giocato delle ottime partite. So che non ho nessun minuto nelle gambe, ma è così anche per altri giocatori che sono stati chiamati. Alla fine, posso capire che la situazione al momento non sembra favorire gli altri giocatori, ma mi dispiace non essere chiamato. Nessuno ha chiesto come sto, secondo me è strano.

L’Under ha vinto i campionati europei a giugno. Credi di poter essere nell’elenco dei convocati di Gracan?
Certo che ci credo, e sono consapevole che meriterò la chiamata a Roma. Sono stato agli Europei con la nazionale maggiore più di due anni fa e sarebbe davvero dura non essere convocato con l’Under.

Li hai seguiti durante l equalificazioni?
Certo. Abbiamo una generazione che può fare grandi cose all’Europeo. È vero che non abbiamo avuto fortuna con il sorteggio, perché l’Inghilterra e la Francia sono tra le migliori, ma diremo la nostra.

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