Rifiuti allo Stir dal Sannio, l’altolà di Mazza: «Non ci preoccupano i quantitativi ma il rispetto di tutte le prescrizioni»

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La Valle del Sabato resta in allerta. Da una parte, l’arrivo di nuove 40 tonnellate a settimana di rifiuti da Benevento, dopo l’incendio dello Stir di Casalduni, che si sommano alle 12 tonnellate giornaliere già conferite nelle ultime settimane; dall’altra, il timore che l’impianto di Pianodardine possa essere bersaglio di episodi incendiari come quelli che hanno colpito decine di impianti nell’ultima estate, avvicinando di fatto la Campania ad una nuova emergenza.

Così, la voce degli ambientalisti d’Irpinia, il referente di «Salviamo la Valle del Sabato», Franco Mazza, sottolinea la necessità di tenere alta l’attenzione. «A Benevento – ricorda – c’è un’ottima raccolta differenziata. Dunque, qualche problema potrebbe sorgere dal fatto che, negli ultimi tempi, “IrpiniAmbiente” non ha dato grande prova di efficienza. Ciò si è ripetuto anche nel passaggio al nuovo regime previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale, a luglio, con il mancato rispetto di alcune prescrizioni certificato dal sopralluogo dell’Arpac ad ottobre».

Si tratta di rilievi che riguardano il contenimento degli odori, e che “IrpiniAmbiente” starebbe ottemperando. Ma per gli ambientalisti non si tratta di aspetti secondari: «Non mettiamo in discussione i quantitativi, ma il fatto che un’azienda pubblica debba essere in regola al 100 per cento. Vigileremo ancora».

Intanto, resta diffuso il timore che lo Stir possa finire nell’escalation degli incendi – in molti casi ritenuti dolosi – degli impianti dei rifiuti in Campania. Se “IrpiniAmbiente” ha attivato ormai da ottobre un presidio di guardiania fissa, il Governo ha annunciato l’invio dell’esercito. Ma i militari non si sono visti ancora: «A nostro avviso – dice Mazza – quegli incendi sono chiaramente dolosi, e questo ci fa ritenere che possano verificarsi anche allo Stir. Le preoccupazioni, quindi, ci sono». Un eventuale rogo a Pianodardine sarebbe l’ennesimo disastro dopo quello dell’Irm, nel 2005 e della Novolegno, del 2014. Mazza allora auspica un rapido arrivo dell’esercito: «Finora non ci sembra partito ancora nulla. Si evitino altri disastri».

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