Almamegretta: “No Border EP”, storie di anime migranti

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A tre anni dall’uscita dell’ultimo disco di inediti EnneEnne Dub, tornano gli Almamegretta con un mini album di remix dal titolo No Border EP (Elastica Records). Le tematiche affrontate e un sound rinnovato sembrano rimandare agli esordi della storica band partenopea. Il nome Almamegretta, in fondo, significa proprio “anima migrante”, e oggi più che mai, a 26 anni dal debutto che oltremanica impressionò tanto i Massive Attack, questo mix meticcio di musica caraibica, elettronica e tradizione napoletana parla il linguaggio del presente. Di seguito la nostra chiacchierata con il frontman Raiz.

Nonostante il vostro sound sia cambiato, questo EP sembra un po’ ammiccare agli esordi, con delle tracce piuttosto minimali, dilatate e psichedeliche che in tre casi su quattro sono tratte proprio dai primi due album. Non ci sono pulsazioni tipicamente dance o accelerate improvvise. È stata una scelta voluta?
“Abbiamo voluto soddisfare le richieste dei nostri fan che da molto tempo ci chiedevano di poter riascoltare nuove versioni dei nostri pezzi storici. Abbiamo quindi raccolto il materiale necessario e lo abbiamo affidato a dj e produttori di cui ci piaceva il sound: Funsui, Ivory Boy & Dj 2 Phast, FiloQ, Computer XIX e Paolo Baldini DubFiles. Sono quasi tutti amici nostri, artisti con i quali abbiamo condiviso il palco e tanta musica. Il risultato è una release dalla forte impronta elettronica, ma che mantiene il beat morbido che ci contraddistingue da sempre”.

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Cosa è rimasto di Stefano D.RaD negli Almamegretta di oggi?
“Tutto. Lui suona ogni sera con noi: oltre la retorica e l’affetto per un fratello che ci ha lasciati, il suono di D.RaD ha dato forma alla nostra band cambiandone per sempre gli orizzonti”.

Anche il titolo, No Border EP, si riallaccia concettualmente all’Animamigrante, nome della vostra band e del vostro esordio discografico…
“Assolutamente sì”.

Cosa vi pare cambiato, al giorno d’oggi, rispetto alle migrazioni degli anni ’90?
“Quando abbiamo cominciato a scrivere e pubblicare musica con questo nome, il fenomeno era ancora agli esordi: ci chiedevamo come sarebbe stata la musica dei nuovi italiani i cui genitori venivano da altri paesi. Sta succedendo oggi e, come ieri, pensiamo che un paese dalle molte radici rappresenti un arricchimento”.

Cosa ne pensate di operazioni quali la serie Gomorra? La vostra canzone O bbuono e ‘o malamente può essere in qualche modo vista come una antesignana, almeno nello scenario evocativo, seppure sotto una diversa visuale?
“Quella canzone – sebbene realizzata in maniera molto ingenua – è per ammissione dei rappers storici napoletani (penso ad esempio a Co’Sang)antesignana di un genere. Roberto Saviano, nostro buon amico, ha spesso detto che rientrava tra i suoi ascolti mentre scriveva Gomorra.

Maje ha un sound contemporaneo con tracce di cumbia che si mescolano agli umori partenopei. Potrebbe venir fuori un nuovo genere musicale…
“Anche questo ricalca molto quello che abbiamo fatto in passato: l’intreccio tra i Caraibi e Napoli è un nostro pallino sin dagli anni ‘90”.

Sanacore, altro grande classico, diventa qui Xanacore, un remix che si avvicina alla musica trap con un riferimento allo Xanax nel titolo…
Sanacore vuol dire “qualcosa o qualcuno che ti guarisce il cuore…”. Il nome del remix è molto ironico, si riferisce all’atmosfera “acida” e sintetica del sound. Dopotutto lo Xanax ha guarito – anche se in maniera effimera – più di un cuore… “.

Scatulune, tratta dal vostro ultimo album EnneEnne Dub, profuma di cumbia e arrotonda i beat dell’originale lasciando intatta la melodia gitana di mandolino. Possiamo pensare questo nuovo sound sia vicino a quello del prossimo album?
“Il prossimo album di inediti avrà un sound molto più electro/dub. La cumbia è qualcosa che ci diverte molto, ma non credo che troverà posto in quello che stiamo realizzando”.

Annibale, con un sound più oscuro e spigoloso dell’originale Figli di Annibale, chiude l’EP con il racconto del grande generale nero. Non vi preoccupa il fatto che le tematiche dei vostri primi album siano diventate più attuali che mai? Black Athena, Fattallà, Sciosce Viento e O sciorecchiù felice sembrano scritte oggi!
“La cosa ci intristisce e ci affascina allo stesso tempo. Non avremmo mai pensato nel 1990 che il nostro paese potesse prendere in più di un contesto una svolta così apertamente razzista. Oggi più di ieri diventa impellente ribadire i concetti che hanno caratterizzato il nostro percorso: coesistenza e confronto”.

E chi potrebbe essere il “cheap guru” di oggi?
“In Inglese si dice “don’t get me started” (non farmi incominciare)… “.

A proposito di Inglese, qualcuno ha detto che conoscete Banksy… Ma è vero che tifa per il Napoli?
“Se fosse chi molti dicono che è, sarebbe un amico da molti anni, oltre che grande tifoso del Napoli, ma non è lui. O almeno non c’è nulla di concreto che possa suffragare questa tesi… “.

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